Partorire con consapevolezza

    Divenire madre è uno degli eventi a cui ogni bambina, ogni adolescente e ogni donna vive come l’identificazione con la propria madre.

    Sono passati decenni quando le nonne raccontavano questo evento alle loro figlie e alle nipoti, come qualcosa di brutale e tragico da cui non ci si può esimere : “Soffrirai con dolori insopportabili che ti faranno fare e dire cose al di fuori della tua volontà, dopo che sarà nato tutto verrà dimenticato”.
    Durante i miei corsi di psicoprofilassi al parto ho sempre cercato di ridefinire questo arcaico messaggio ancora molto presente nella nostra cultura.

    Cosa avviene durante il travaglio da parto? Fisicamente si ha la contrazione ritmica del muscolo uterino che con la pressione della testa del feto assume un diametro che deve favorire il passaggio fetale, questo meccanismo produce un accumulo di acido lattico che dà al cervello lo stimolo della sensazione del dolore.

    In natura il cane, il gatto per partorire i propri cuccioli hanno il nostro stesso sistema, essendo mammiferi, ma a differenza dell’umano mantengono un comportamento più idoneo. Perché?In loro non subentra la parte emotiva “ la paura”.

    La maggior parte delle donne quando inizia il travaglio si fa vincere dalla paura, ogni contrazione è accompagnata da irrigidimento come se la si volesse mandare indietro per non sentirla, questa cattiva sinergia produce un acutizzazione della percezione del dolore ed un rallentamento della fase di dilatazione.
    La prima cosa da sapere, è, mantenendo un adeguato controllo durante il travaglio da parto, si ottiene un duplice scopo:

    – rendere il travaglio più veloce;

    – aiutare nostro figlio a nascere con meno fatica e complicazioni.

    Come possiamo riuscirci? Producendo un buon autocontrollo.
    Bisogna non dimenticare che il nostro cervello riesce ad interagire con tutti i sistemi del nostro corpo, se tramite esso, riusciamo a controllare la paura la soglia del dolore percepito sarà quello reale e quindi gestibile.

    Tutto ciò si rende possibile attraverso l’apprendimento della tecnica del Training autogeno con il quale si controlla il meccanismo che regola l’alternanza tra tensione e distensione.
    Il modo in cui si produce suddetto meccanismo è la suggestione, sotto la suggestione vengono modificate le nostre percezioni e le funzioni fisiologiche: ci può capitare, se aspettiamo una telefonata importante, di immaginarci che il telefono suoni e intanto, il cuore batte più forte.
    La suggestione utilizzata in un corso di psicoprofilassi è terapeutica poiché tramite essa deviamo la paura collegata al travaglio ad un immagine ricordo a noi piacevole.
    Nel preparare le future mamme al travaglio, bisogna insegnar loro il meccanismo per cui una suggestione proveniente dall’esterno diventa autosuggestione.
    Il corretto apprendimento della tecnica di auto rilassamento e rivolgendo la nostra suggestione ad immagini piacevoli e rilassanti riusciamo ad ottenere un corretto rapporto contrazione – dolore.

    Quanto detto, si ottiene attraverso un allenamento costante; per ottenere un corretto comportamento durante il travaglio è importante iniziare questa autoeducazione dal settimo mese di gestazione fino al parto, una madre comportandosi in maniera matura durante il travaglio depone il primo mattone di amore responsabile verso colui che dal momento del concepimento è vissuto grazie a lei; loro nascendo vivono la loro prima vera difficoltà, facciamo che sia soltanto quella prodotta dalla natura, non aumentiamo il loro disagio grazie al nostro egoismo.

    Dott. BERNABEO Maria

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