Intervista all’Ostetrica Vianella Gnan – L’allattamento al seno

    Come vi avevamo preannunciato nel post precedente, abbiamo realizzato un’intervista a Vianella Gnan, l’Ostetrica che collabora al nostro Blog (potete trovare il suo profilo nella pagina “I nostri esperti”).
    Le domande che le abbiamo rivolto riguardano l’allattamento al seno e si riferiscono in modo particolare all’articolo precedente, “I meccanismi che regolano l’allattamento materno“, che vi consiglio di leggere prima di questo post.

    INTERVISTA

    1. Ciao Vianella. Sul sito dell’Associazione “Il Nido”, per la quale lavori, c’è scritto che date alle donne Sostegno all’Allattamento
    Questo servizio è rivolto alle neo mamme o anche alle donne in gravidanza?

    Sì, essendo noi una associazione culturale, le coppie che vengono nella nostra struttura sono socie e questo avviene in modo molto semplice facendo una tesserina che costa loro 50 euro l’anno e permette alla coppia di sostenere l’associazione che altrimenti non sarebbe in essere; in questo modo le coppie hanno un sostegno da parte delle ostetriche due volte al mese, con incontri di libero accesso a donne, coppie, nonni, ecc…
    E’ rivolto sia alle mamme che alle donne in gravidanza… in questo spazio c’è sempre un ostetrica che, insieme al gruppo, discute delle problematiche dell’allattamento e anche di gestione del neonato.
    E’ un momento di confronto tra mamme/genitori molto utile e costruttivo in questa società sempre più individualista. Poi da questi incontri se le mamme lo desiderano facciamo partire dei veri e propri corsi dopo parto (quest’ultimi sono a pagamento come quelli pre parto)…

    2. Esistono conformazioni particolari dei capezzoli che rendono difficile l’allattamento (capezzoli rientranti o particolarmente corti). Dovrebbe essere il ginecologo che segue la donna in gravidanza a notificare il problema e a consigliare i giusti metodi per arginarlo? Quali sono le tue esperienze in merito?

    Infatti i capezzoli introflessi o molto piccoli possono dare qualche difficoltà alla suzione, ma questo dipende anche dal bambino e da come si attacca.
    Vero è che il ginecologo o l’ostetrica dovrebbero guardare anche le modificazioni del seno in gravidanza, oltre a quelle dell’utero e i chili che si prendono… ma, ahimè, molto pochi lo fanno…
    Infatti il capezzolo va preparato in gravidanza per tutte le mamme e, nel caso ci siano dei capezzoli introflessi, vi sono in commercio dei dispositivi che sono stati brevettati dalla lega del latte (ma ora vengono prodotti anche da altri) che, se utilizzati qualche ora al giorno in gravidanza, aiutano la fuoriuscita del capezzolo.
    Nella mia esperienza ho visto che preparare il capezzolo con il guanto di crine (che permette alla pelle del capezzolo di fare un pò di callo), l’uso dei dispositivi per fare uscire i capezzoli quando sono rientranti e fare molta attenzione a come si attacca il neonato permettono un buon allattamento.
    Noi utilizziamo anche molto le coppette d’argento durante l’allattamento, che permettono alle mamme di avere un po’ di sollievo dopo la poppata; inoltre l’argento ha proprietà batterio statiche con prevenzione della candidosi, molto dolorosa per le mamme in allattamento e spesso non riconosciuta da ginecologi e pediatri (pensa che i pediatri curano il mughetto al neonato e non sanno che va curata anche la mamma se l’allattamento è materno…).

    3. E’ vero che solamente una bassissima percentuale di donne presenta problemi legati alla produzione di latte? E come è possibile distinguere questi rari casi dagli altri in cui le cause dello scarso apporto di latte al neonato sono legate ad una gestione errata dell’allattamento?

    Verissimo che solo una percentuale bassissima ha veramente ipogalattia funzionale. Normalmente la scarsità di latte è legata ad altri fattori, esempio scarsa informazione sull’allattamento, errata gestione delle poppate, consigli errati da parte di nonne, amiche ed anche pediatri.
    Cosa fare??? Bella domanda… alcuni pediatri intelligenti consigliano alle donne di trovare un’ostetrica che le aiuti e le supporti nei primi tempi, in modo da valutare se è vera ipogalattia oppure se era solo mal gestione; ma purtroppo la maggior parte dei pediatri rifila l’artificiale e l’allattamento materno, purchè la mamma non sia molto determinata, è finito.
    Il mio lavoro in quanto libera professionista consiste, non solo nel seguire la gravidanza ed il parto, ma anche nel sostegno di tutto il dopo: il nostro profilo professionale universitario, e quello che trovate scritto anche nella legge che ci tutela, dichiara che l’ostetrica è responsabile della salute della mamma e del bambino per quanto riguarda l’accrescimento e l’alimentazione, dalla nascita fino a tutto il primo anno di vita, ma questo lo sanno in poche donne…

    4. Abbiamo parlato dei farmaci che servono per inibire la montata lattea: in base alla tua esperienza è possibile che una donna che abbia assunto questi farmaci possa ripristinare la produzione del latte nel caso desiderasse, nei giorni o settimane seguenti, provare ad allattare?

    Se proprio una donna deve inibire la produzione di latte può andare su farmaci sicuri, di lungo utilizzo, come il Dostinex o il Parlodel; oppure esistono anche rimedi omeopatici meno dannosi per la nostra salute.
    Dopo aver inibito la montata con il Dostinex è possibile ripristinare l’allattamento se si stimola il seno con tiralatte: per una settimana il latte si deve buttare dopodichè l’Istituto Farmacologico di Milano ci dice che si può riprendere l’allattamento in quanto il farmaco non è più in circolo dopo 7 giorni.
    Per il Parlodel è diverso perché è un farmaco di vecchia generazione e con somministrazione diversa…..

    5. In questo caso ci sono rischi per il neonato?

    Domanda da porre all’Istituto farmacologico di Milano…

    6. L’assunzione di farmaci per inibire la montata lattea si ripercuote sull’allattamento di eventuali altri figli successivi?

    No, nelle successive gravidanze non sussiste nessuna controindicazione all’allattamento (sarebbe carino sapere quale è stata la prima!!!!).

    7. Abbiamo parlato del domperidone per aumentare la montata lattea, che ricordiamo essere sconsigliato dalla FDA (Food and Drugs Administration) per i suoi numerosi effetti collaterali. Qual è la tua opinione in merito?

    Anche se so che la lega del latte a volte lo consiglia… rimango molto perplessa da questa prescrizione in quanto innanzi tutto è necessario valutare il modo e i tempi di suzione del neonato e a volte è sufficiente far capire alla madre che quel bambino ha bisogno di attaccarsi 15 volte al giorno è non solo 6 o 7 per avere la sua quantità di latte giornaliera; poi, come ti dicevo prima, sono molto piu propensa all’utilizzo di fitoterapici in quanto un farmaco vero per aumentare la produzione di latte NON ESISTE!!! Ma i mammiferi sanno bene cosa brucare quando allattano e anche quelli non vegetariani…

    8. Esistono metodi naturali per aumentare la montata lattea? Birra, fieno greco, cardo mariano… si tratta soltanto di luoghi comuni che possono al più avere un effetto placebo o c’è una parte di verità?

    Non sono leggende, è vero… però, come tutti i prodotti naturali, non hanno lo stesso effetto su tutte le donne.
    Ad esempio la birra, se bevuta in modiche quantità al pasto aumenta la produzione, ma non per tutte le donne va bene: alcune non ne vedono differenza.
    Altri rimedi sono tisane con galega… e finocchio, altrimenti sarebbe troppo amara.
    Oppure la Loacker fa il Lactogal.
    Noi a Bologna abbiamo un’erboristeria vera, la DI LEO, che ci produce il TANTOLAT che non è altro che un concentrato di galega ed altre prodotti natuali… sono molto efficaci…

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