IPOTENSIONE GRAVIDICA – Parte 3: La pressione sanguigna in gravidanza

    Come abbiamo detto, l’ipotensione in gravidanza è un fenomeno del tutto naturale ed è legato ai cambiamenti ormonali e a quelli del sistema cardio circolatorio durante l’attesa: queste variazioni vanno inevitabilmente ad incidere sulla spinta del sangue sulle pareti dei vasi sanguigni.

    Normalmente la pressione arteriosa si riduce a partire dai primi mesi, per poi risalire nelle ultime settimane prima del parto.

    Vediamo cosa accade mese per mese.

    Durante il primo trimestre la gittata cardiaca aumenta notevolmente (circa del 30 – 40%) conseguentemente all’infittirsi della rete di vasi sanguigni.
    Con la gravidanza, infatti, ci sono due nuovi organi che devono essere nutriti e ossigenati e, dunque, irrorati di sangue: la placenta e il feto.
    Dunque il cuore deve lavorare “per due”: deve infatti intensificare la sua attività per far giungere una sufficiente quantità di sangue sia alla madre che al feto.
    Quindi, nei primi tre mesi di gestazione, per garantire una pressione adeguata al sangue che circola in un letto vascolare più ampio, il cuore potenzia la sua capacità di contrarsi, aumenta il numero di battiti al minuto e pompa più sangue.

    Nel secondo trimestre, aumenta la produzione di calore da parte del feto e la concentrazione di progesterone che, dal quarto mese, viene prodotto in grande quantità dalla placenta oltre che dal corpo luteo.
    Questi fattori provocano una dilatazione dei vasi sanguigni, in modo particolare delle arterie, che fa si che il sangue incontri una minor resistenza vascolare nel suo cammino e scorra con più facilità: ecco che la pressione, soprattutto quella massima, tende ad abbassarsi e a raggiungere il suo minimo.

    Durante l’ultimo trimestre, ormai, l’organismo della donna si è abituato alla nuova situazione e ciò fa si che, nella maggior parte dei casi, la pressione tende a ritornare ai valori precedenti la gestazione, normalizzandosi così dopo il parto.
    Tuttavia in questo periodo può intervenire, nel 11% delle gestanti, un altro fenomeno di natura meccanica che può portare ad un abbassamento della pressione: l’utero, aumentato di volume, va a comprimere la vena cava inferiore (il vaso che porta il sangue venoso dall’addome e dagli arti inferiori verso il cuore) riducendo così l’afflusso di sangue al cuore.
    Ovviamente questo fatto comporta forti ripercussioni sulla gittata cardiaca e sulla pressione arteriosa.
    Quando questa situazione è accompagnata da stanchezza, testa vuota, nausea o perdita di coscienza si parla di sindrome utero-cavale.

    LA POSIZIONE DEL CORPO

    Ipotensione supina

    In posizione sdraiata supina, i valori della pressione arteriosa possono scendere ulteriormente e dunque abbassarsi drasticamente, a causa della compressione da parte dell’utero sulla vena cava inferiore.
    Il sangue, in pratica, fatica a risalire al cuore e la futura mamma può risentirne parecchio.
    Come abbiamo detto precedentemente, questo fenomeno di natura meccanica, può verificarsi soprattutto nell’ultimo trimestre quando il volume dell’utero è notevolmente aumentato: in questo periodo si può arrivare a veri e propri collassi, che si risolvono immediatamente ponendo la donna sul fianco sinistro.

    Ipotensione ortostatica

    Si parla di ipotensione ortostatica, quando l’abbassamento della pressione arteriosa è causato dal cambiamento di posizione.
    Il fenomeno si verifica quando si sta a lungo in piedi o quando si cambia posizione all’improvviso, come, per esempio, quando ci si alza di scatto da una posizione sdraiata o chinata.
    Il calo di pressione, in questi casi, è determinato da un alterato controllo nervoso della circolazione del sangue: quando si passa dalla posizione orizzontale a quelle eretta entrano in funzione meccanismi nervosi che costringono le arterie che passano per il collo e che portano il sangue alla testa (carotidi) a esercitare un’azione di pompa del sangue. Quest’ultimo, quindi, arriva al cervello perché, oltre ad essere spinto dal cuore, viene pompato anche dalle arterie.
    Nelle persone che soffrono di cali di pressione legati a cambiamenti posturali questi meccanismi nervosi entrano in funzione con qualche secondo di ritardo, provocando un senso di sbandamento transitorio, vertigini, capogiri e una sensazione di testa offuscata.
    Per prevenire questo disturbo è meglio evitare di stare in piedi per troppo tempo e, nel caso non se ne possa fare a meno, si consiglia di cambiare spesso posizione e fare qualche piccolo esercizio per attivare la circolazione.
    Si deve inoltre avere l’accortezza di non passare troppo bruscamente dalla posizione sdraiata a quella eretta: meglio mettersi prima a sedere e poi, senza fretta, alzarsi in piedi.

    IL DIGIUNO PROLUNGATO

    Un temporaneo calo di pressione può essere anche causato da un digiuno prolungato, responsabile del calo del livello di zuccheri presenti nel sangue (ipoglicemia).
    Nel digiuno, infatti, non si assume glucosio (zuccheri), che è la principale fonte di energia per il cervello (per nutrirsi, il cervello ha bisogno di 150 grammi di glucosio al giorno). Questo organo, a differenza di altri, non dispone di riserve proprie e dipende unicamente dal sangue per il rifornimento di glucosio.
    Dunque, quando la donna rimane a digiuno per molte ore o quando compie sforzi senza essersi adeguatamente alimentata, le sue funzioni cerebrali possono risentirne a tal punto da influire negativamente anche sull’attività del sistema cardiovascolare che esercita le sue funzioni anche grazie all’influsso del sistema nervoso.
    Per evitare fastidiosi “cali di zuccheri” è bene seguire una dieta bilanciata, con pasti leggeri e ben digeribili, spezzando i pasti in piccoli spuntini frequenti nell’arco della giornata, in modo da non rimanere a digiuno per molte ore consecutive.
    Frutta e verdura sono alimenti perfetti che si possono mangiare anche più volte al giorno; al contrario, andrebbero evitati i fritti e i cibi troppo elaborati o molto conditi.
    Inoltre, è sempre utile tenere a portata di mano caramelle o zollette di zucchero da assumere nei momenti in cui si avvertono debolezza o annebbiamento della vista, in modo da mantenere il glucosio a livelli normali.

    IL CALDO ECCESSIVO

    Anche il caldo eccessivo può aumentare il rischio di perchè l’aumento di temperatura provoca una vasodilatazione, cioè un aumento del calibro dei capillari (vasi sanguigni cutanei).
    Più largo è il vaso, minore sarà la resistenza vascolare e, di conseguenza, la pressione: se il fenomeno interessa tutta la superficie corporea, come accade quando si è esposti a temperature elevate, il calo di pressione diventa sensibile.
    Con il caldo i vasi sanguigni si dilatano per mantenere costante la temperatura interna del corpo che, se raggiungesse valori elevati, comprometterebbe il buon funzionamento delle cellule.
    Il sangue funziona anche da liquido di trasporto del calore e la sua temperatura è mantenuta costante attorno ai 37° C. Se arriva più sangue alla cute, viene trasportata ad essa (e conseguentemente dispersa) una maggiore quantità di calore.
    Quindi la vasodilatazione (che consente un maggior flusso di sangue) facilita la perdita di calore e dunque il raffreddamento del corpo.
    Anche il meccanismo di sudorazione permette di mantenere l’equilibrio termico: portando sulla superficie corporea dell’acqua (sudore) e facendola evaporare, si favorisce la dispersione del calore.
    Evaporazione, infatti, significa la formazione di vapore da un liquido. Per trasformare il liquido in vapore è necessaria energia termica (calore) che viene fornita dal corpo. L’estrazione di energia dal corpo determina il raffreddamento.
    Tuttavia, con la sudorazione, l’organismo perde anche gli elettroliti quali il potassio e il sodio, sostanze contenute nei liquidi che, tra i vari compiti, hanno quello di regolare la pressione sanguigna.
    Meglio dunque evitare di fare bagni in acqua troppo calda, non esporsi per troppo tempo al sole, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e indossare abiti chiari, comodi e freschi, di tessuti naturali che lasciano traspirare meglio il corpo.
    Si consiglia inoltre di bere molta acqua (almeno un litro al giorno) e bevande come succhi di frutta o di verdura cruda che contengono molti sali minerali. Evitare il più possibile di assumere bevande alcoliche.

    Nel prossimo post vedremo cosa fare quando la pressione si abbassa troppo.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *