Archives for Maggio, 2008
Posted on 2008 under Gravidanza |
31
Mag
Come abbiamo detto, l’ipotensione in gravidanza è un fenomeno del tutto naturale ed è legato ai cambiamenti ormonali e a quelli del sistema cardio circolatorio durante l’attesa: queste variazioni vanno inevitabilmente ad incidere sulla spinta del sangue sulle pareti dei vasi sanguigni.
Normalmente la pressione arteriosa si riduce a partire dai primi mesi, per poi risalire nelle ultime settimane prima del parto.
Vediamo cosa accade mese per mese.
Durante il primo trimestre la gittata cardiaca aumenta notevolmente (circa del 30 – 40%) conseguentemente all’infittirsi della rete di vasi sanguigni.
Con la gravidanza, infatti, ci sono due nuovi organi che devono essere nutriti e ossigenati e, dunque, irrorati di sangue: la placenta e il feto.
Dunque il cuore deve lavorare “per due”: deve infatti intensificare la sua attività per far giungere una sufficiente quantità di sangue sia alla madre che al feto.
Quindi, nei primi tre mesi di gestazione, per garantire una pressione adeguata al sangue che circola in un letto vascolare più ampio, il cuore potenzia la sua capacità di contrarsi, aumenta il numero di battiti al minuto e pompa più sangue.
Nel secondo trimestre, aumenta la produzione di calore da parte del feto e la concentrazione di progesterone che, dal quarto mese, viene prodotto in grande quantità dalla placenta oltre che dal corpo luteo.
Questi fattori provocano una dilatazione dei vasi sanguigni, in modo particolare delle arterie, che fa si che il sangue incontri una minor resistenza vascolare nel suo cammino e scorra con più facilità: ecco che la pressione, soprattutto quella massima, tende ad abbassarsi e a raggiungere il suo minimo.
Durante l’ultimo trimestre, ormai, l’organismo della donna si è abituato alla nuova situazione e ciò fa si che, nella maggior parte dei casi, la pressione tende a ritornare ai valori precedenti la gestazione, normalizzandosi così dopo il parto.
Tuttavia in questo periodo può intervenire, nel 11% delle gestanti, un altro fenomeno di natura meccanica che può portare ad un abbassamento della pressione: l’utero, aumentato di volume, va a comprimere la vena cava inferiore (il vaso che porta il sangue venoso dall’addome e dagli arti inferiori verso il cuore) riducendo così l’afflusso di sangue al cuore.
Ovviamente questo fatto comporta forti ripercussioni sulla gittata cardiaca e sulla pressione arteriosa.
Quando questa situazione è accompagnata da stanchezza, testa vuota, nausea o perdita di coscienza si parla di sindrome utero-cavale.
LA POSIZIONE DEL CORPO
Ipotensione supina
In posizione sdraiata supina, i valori della pressione arteriosa possono scendere ulteriormente e dunque abbassarsi drasticamente, a causa della compressione da parte dell’utero sulla vena cava inferiore.
Il sangue, in pratica, fatica a risalire al cuore e la futura mamma può risentirne parecchio.
Come abbiamo detto precedentemente, questo fenomeno di natura meccanica, può verificarsi soprattutto nell’ultimo trimestre quando il volume dell’utero è notevolmente aumentato: in questo periodo si può arrivare a veri e propri collassi, che si risolvono immediatamente ponendo la donna sul fianco sinistro.
Ipotensione ortostatica
Si parla di ipotensione ortostatica, quando l’abbassamento della pressione arteriosa è causato dal cambiamento di posizione.
Il fenomeno si verifica quando si sta a lungo in piedi o quando si cambia posizione all’improvviso, come, per esempio, quando ci si alza di scatto da una posizione sdraiata o chinata.
Il calo di pressione, in questi casi, è determinato da un alterato controllo nervoso della circolazione del sangue: quando si passa dalla posizione orizzontale a quelle eretta entrano in funzione meccanismi nervosi che costringono le arterie che passano per il collo e che portano il sangue alla testa (carotidi) a esercitare un’azione di pompa del sangue. Quest’ultimo, quindi, arriva al cervello perché, oltre ad essere spinto dal cuore, viene pompato anche dalle arterie.
Nelle persone che soffrono di cali di pressione legati a cambiamenti posturali questi meccanismi nervosi entrano in funzione con qualche secondo di ritardo, provocando un senso di sbandamento transitorio, vertigini, capogiri e una sensazione di testa offuscata.
Per prevenire questo disturbo è meglio evitare di stare in piedi per troppo tempo e, nel caso non se ne possa fare a meno, si consiglia di cambiare spesso posizione e fare qualche piccolo esercizio per attivare la circolazione.
Si deve inoltre avere l’accortezza di non passare troppo bruscamente dalla posizione sdraiata a quella eretta: meglio mettersi prima a sedere e poi, senza fretta, alzarsi in piedi.
IL DIGIUNO PROLUNGATO
Un temporaneo calo di pressione può essere anche causato da un digiuno prolungato, responsabile del calo del livello di zuccheri presenti nel sangue (ipoglicemia).
Nel digiuno, infatti, non si assume glucosio (zuccheri), che è la principale fonte di energia per il cervello (per nutrirsi, il cervello ha bisogno di 150 grammi di glucosio al giorno). Questo organo, a differenza di altri, non dispone di riserve proprie e dipende unicamente dal sangue per il rifornimento di glucosio.
Dunque, quando la donna rimane a digiuno per molte ore o quando compie sforzi senza essersi adeguatamente alimentata, le sue funzioni cerebrali possono risentirne a tal punto da influire negativamente anche sull’attività del sistema cardiovascolare che esercita le sue funzioni anche grazie all’influsso del sistema nervoso.
Per evitare fastidiosi “cali di zuccheri” è bene seguire una dieta bilanciata, con pasti leggeri e ben digeribili, spezzando i pasti in piccoli spuntini frequenti nell’arco della giornata, in modo da non rimanere a digiuno per molte ore consecutive.
Frutta e verdura sono alimenti perfetti che si possono mangiare anche più volte al giorno; al contrario, andrebbero evitati i fritti e i cibi troppo elaborati o molto conditi.
Inoltre, è sempre utile tenere a portata di mano caramelle o zollette di zucchero da assumere nei momenti in cui si avvertono debolezza o annebbiamento della vista, in modo da mantenere il glucosio a livelli normali.
IL CALDO ECCESSIVO
Anche il caldo eccessivo può aumentare il rischio di perchè l’aumento di temperatura provoca una vasodilatazione, cioè un aumento del calibro dei capillari (vasi sanguigni cutanei).
Più largo è il vaso, minore sarà la resistenza vascolare e, di conseguenza, la pressione: se il fenomeno interessa tutta la superficie corporea, come accade quando si è esposti a temperature elevate, il calo di pressione diventa sensibile.
Con il caldo i vasi sanguigni si dilatano per mantenere costante la temperatura interna del corpo che, se raggiungesse valori elevati, comprometterebbe il buon funzionamento delle cellule.
Il sangue funziona anche da liquido di trasporto del calore e la sua temperatura è mantenuta costante attorno ai 37° C. Se arriva più sangue alla cute, viene trasportata ad essa (e conseguentemente dispersa) una maggiore quantità di calore.
Quindi la vasodilatazione (che consente un maggior flusso di sangue) facilita la perdita di calore e dunque il raffreddamento del corpo.
Anche il meccanismo di sudorazione permette di mantenere l’equilibrio termico: portando sulla superficie corporea dell’acqua (sudore) e facendola evaporare, si favorisce la dispersione del calore.
Evaporazione, infatti, significa la formazione di vapore da un liquido. Per trasformare il liquido in vapore è necessaria energia termica (calore) che viene fornita dal corpo. L’estrazione di energia dal corpo determina il raffreddamento.
Tuttavia, con la sudorazione, l’organismo perde anche gli elettroliti quali il potassio e il sodio, sostanze contenute nei liquidi che, tra i vari compiti, hanno quello di regolare la pressione sanguigna.
Meglio dunque evitare di fare bagni in acqua troppo calda, non esporsi per troppo tempo al sole, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e indossare abiti chiari, comodi e freschi, di tessuti naturali che lasciano traspirare meglio il corpo.
Si consiglia inoltre di bere molta acqua (almeno un litro al giorno) e bevande come succhi di frutta o di verdura cruda che contengono molti sali minerali. Evitare il più possibile di assumere bevande alcoliche.
Nel prossimo post vedremo cosa fare quando la pressione si abbassa troppo.
Posted on 2008 under I racconti del parto |
29
Mag
“Il 31/03 ore 10 è nato il mio amore…”
Il racconto del mio parto è veramente diverso da tutti gli altri che ho sempre letto sui forum e ai corsi pre-parto esperienze simili non vengono mai riportate..
Allora…iniziamo…lunedi 31/03/08 alle 3 del mattino mi sveglio credendo di essermi fatta un pò di pipì addosso..vado in bagno e vedo che ho le mutande bagnate e un pò i pantaloni del pigiama…mi cambio e torno a letto.
Il letto nn era bagnato ed io essendo di 37+1 nn credevo di certo di aver rotto le acque..e poi erano le 3 del mattino ed io avevo pure sonno!!
Torno a letto e avverto in lontananza qualche dolorino tipo mestruazioni e nn riesco ad addormentarmi, alle 4 mi alzo e vado sul divano x guardare la tv e su sky c’era Lolle (nn me lo dimenticherò mai)..comincio a sentire mal di pancia tipo mestruazioni e penso di avere qualche contrazione e tengo il tempo…ogni 7, 5,4,3,7,5…respirazione imparata al corso pre-parto…un pò funziona…alle 6 vado in bagno perchè devo andare di corpo e vedo che perdo un pò di muco rosino rosino…finisco e torno in bagno altre 2 volte. Nel frattempo si sveglia mio marito e mi chiede se sto bene…io rispondo: mah..ho un pò di mal di pancia, quasi quasi vado in ospedale a fare un tracciato.
7 DEL MATTINO..INIZIA IL DELIRIO…
comincio ad avvertire una contrazione CONTINUA, nn riesco a fare la respirazione e nn riesco ad alzarmi dal gabinetto perchè se mi alzo in piedi sento un gran male alla pancia..chiamo la mia migliore amica che ha partorito 4 mesi fa e le dico cosa mi sento e che ho male alla pancia e che nn sono pronta perchè sono di 37+1 e che voglio che mi passi il dolore…
mio marito allora prende il mio libro sulla gravidanza e comincia a leggere che nn tutte le donne perdono le acque bagnando il mondo, ma che molte hanno uno sgocciolamento…mi chiede ogni quanto ho le contrazioni e gli rispondo che mi sembra di averne una continua…capisce la situazione e mi dice corriamo in ospedale!!
Ha preparato la roba x il bagno da portare in ospedale, l’ha messa nella mia valigia, prende 3 mars, l’ipod…mi chiede se voglio portare un libro.
Io intanto cerco di alzarmi in piedi, mi vesto come capita…mi sento stordita e nn capisco cosa sta succedendo..il tempo passa e dico a mio marito di chiamare l’ambulanza perchè nn credo di poter affrontare il viaggio in macchina…nn riesco neanche ad arrivare al garage a piedi..nn sto in piedi dal male e vorrei mordere qualcosa!
8:30 ARRIVA L’AMBULANZA…
con 2 angeli…un uomo e una donna..lui ha sui 45 anni e lei sui 30, mi chiedono se riesco ad arrivare almeno fino a piedi all’ascensore e gli dico di no…mi chiedono di sforzarmi e mi fanno vedere che hanno messo la sedia della mia cucina davanti all’ascensore solo x portarmi giù al piano terra dove la barella mi aspetta..mio marito e l’uomo mi sorreggono fino alla sedia e arrivati al portone c’è la barella dove mi sdraiano e mi caricano sull’ambulanza…lui mi dice: la mia collega può visitarti?io dico va bene, lei mi guarda soltanto e dice che sono un pelo dilatata.
si parte di corsa, lui guida con mio marito accanto ed io sto dietro con lei che mi tiene la mano…io qualche volta dico: fa male…e lei mi dice che lo sa e di stare tranquilla.
arriviamo in ospedale verso le 8:50 e mi portano al pronto soccorso dove un’infermiera str… cerca di farmi fretta ed io la guardo malissimo e le dico: adesso aspetti perchè ho male!!! Poi la gine di turno mi visita ed io sto scomoda sul lettino ostetrico e urlo che sto scomoda…mi visita…DILATATA DI 7 CM…
mi fanno alzare e mi mettono su una sedia a rotelle, l’infermiera entra nel corridoio delle sale da parto e dice alle ostetriche: ragazze, ne ho una dilatata di 7.
entriamo in una sala parto ed io mi sento + tranquilla, ma sono arrabbiata, voglio finire di sentire male.Arriva l’ostetrica, si chiama Elena e mi dice che sono stata brava e che il peggio è passato, ora dobbiamo solo farlo nascere ed io le dico che ho paura e nn sono pronta e che il mio bambino forse è piccolo…
Lei mi dice che nn è vero e mi chiede se voglio partorire sullo sgabello olandese e io le dico che volevo chiederglielo io..mi metto sullo sgabello con mio marito dietro e l’ostetrica dice che sono pronta e di spingere e contemporaneamente di urlare…così esce prima…
io spingo e urlo ma faccio fatica, chiedo un bicchiere d’acqua e le dico che vorrei dormire e anche mangiare…mi da l’acqua e dice che x il resto ci pensiamo dopo…
nn sento le spinte, ho solo le contrazioni e spingo, spingo nn sento niente venir giù…lei mi dice che vede una testa piena di capelli e mi chiede se la voglio sentire, e vedere…io dico di no ma lei me la fa sentire(ma io nn sento niente) e prende uno specchio x farmi vedere, mio marito guarda ma io nn me la sento…
spingo, spingo e viene fuori un pezzo di testa…la vedo e penso com’è piccola..spingo ancora e lei mi dice di fermarmi quando me lo dice lei…
dice di fermarmi, lo faccio e mi dice di respirare…brava!sta nascendo…
10:00 NASCE DENIS..
lo vedo sul pavimento tutto nudo che strilla e dico: com’è piccolo…
lei mi chiede se lo voglio in braccio e io dico di si…mio marito piange e gli taglia il cordone…
Denis pesa 3 kg x 50 cm ed ha i piedini e le manine lunghi…è uguale al suo papà..
se fosse nato a termine, sarebbe stato 3,6/3,8 kg x chissà quanti cm…
in questi giorni io e mio marito ci guardiamo e ringraziamo il cielo di aver avuto la fortuna di un bambino sano, buono e anche bello!!
è una cosa indescrivibile…
Simona
Posted on 2008 under Comunicazioni, Donna e mamma, Parto |
29
Mag
Care mamme,
questo invito è rivolto a tutte voi!
Penso che sarebbe bello dedicare una sezione del Blog ai racconti del parto.
Ritengo che, per le mamme in attesa, leggere le testimonianze di chi ha già partorito possa essere molto utile per esorcizzare la paura e per raccogliere quante più possibili informazioni sul parto non solo teoriche, ma provenienti da esperienze realmente vissute.
Sono sicura, inoltre, che anche per voi possa essere bello condividere e ricordare la nascita dei vostri piccini… perché scrivendo e cercando di ricordare ogni dettaglio, riaffioreranno alla vostra memoria parole, odori e suoni impossibili da dimenticare e che saranno sempre in grado di suscitare in voi emozioni molto intense.
E non c’è da stupirsi se, perse nei ricordi di quei momenti, magari difficili e dolorosi ma sicuramente magici, sarete assalite dalla nostalgia… la stessa che probabilmente provate quando per strada vi capita di incrociare una donna incinta e che vi porta a desiderare di tornare indietro nel tempo, per rivivere ancora una volta la gravidanza, il parto e le prime ore di vita del vostro bambino.
Chi non ha ancora partorito, penserà che ciò che sto dicendo è pura follia…
Per questo vorrei che le future mamme avessero la possibilità di toccare con mano, attraverso le vostre parole, questo “paradosso del travaglio” che, per quanto possa essere problematico, lungo e doloroso, alla fine… lascia spazio soltanto a ricordi meravigliosi!
Se, dunque, volete raccontarci la vostra avventura, scrivetela e inviatela all’indirizzo:
redazione@nataunamamma.com
… avremo cura di pubblicarla il più presto possibile (se volete potete anche mandarci una vostra foto).
Ringrazio in anticipo tutte le mamme che vorranno collaborare a questa iniziativa!
Posted on 2008 under Attualità, Parto |
28
Mag
Silvia Calabrese, una donna di 31 anni, è morta lo scorso lunedì alla Clinica Universitaria Sant’Anna di Torino, cinque ore dopo aver dato alla luce suo figlio Cristian a seguito di un taglio cesareo.
La donna era al termine della sua prima gravidanza e, nel pomeriggio di domenica, era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale con le doglie.
Intorno alla mezzanotte le era stato praticato un cesareo d’emergenza che sembrava essere andato bene.
Cinque ore dopo, improvvisamente e inspiegabilmente, Silvia si è sentita male ed è morta; il suo bambino, nato di tre chili e mezzo, fortunatamente sta bene.
Una fine inaccettabile e assurda per i famigliari della donna che parlano di soccorsi poco temperstivi.
Il personale ospedaliero ovviamente respinge tali accuse, ma non è in grado di fornire spiegazioni in merito al decesso.
Massimo Moscarini, ginecologo dell’Università la Sapienza di Roma, ha dichiarato che la morte improvvisa potrebbe essere dovuta ad una patologia della donna non clinicamente manifesta.
Una patologia sconosciuta, ad esempio cardiaca o polmonare, che la gravidanza o la stessa anestesia potrebbero aver ulteriormente aggravato.
Silvio Viale, il ginecologo dell’ospedale Sant’Anna di Torino, dice di essere il primo a voler capire le cause del decesso che verranno chiarite a seguito dell’autopsia.
Inoltre sottolinea che le cause delle morti a seguito di parto, purtroppo non ancora scomparse del tutto, non sono praticamente mai attribuibili a errori medici: in gravidanza un rischio, pur molto basso, esiste sempre.
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Posted on 2008 under Gravidanza |
28
Mag
Già prima di restare incinta è bene conoscere i propri valori della pressione sanguigna, in modo da poter tenere sotto controllo eventuali alterazioni nel corso della gravidanza.
Durante l’attesa, se non vi sono problemi particolari, è sufficiente controllare la pressione una volta al mese.
Nel corso delle visite di controllo il ginecologo rileva sempre i valori della pressione ed è proprio lui a invitare la futura mamma a sottoporsi a controlli più frequenti nel caso lo ritenga necessario.
Il controllo della pressione può venir effettuato dal proprio medico curante, in farmacia oppure a casa propria mediante gli appositi apparecchi elettronici che si possono acquistare nei negozi di articoli sanitari.
Con questi strumenti si può misurare la pressione arteriosa facilmente e con buona precisione, ma attenzione: non bisogna mai improvvisarsi medici: il ricorso ai farmaci va sempre fatto sotto stretto controllo medico e solo nei casi di estrema necessità, soprattutto in un periodo così delicato come la gravidanza.
Tuttavia, a volte è indispensabile assumere sostanze per stimolare l’attività cardiaca, soprattutto quando gli abbassamenti di pressione provocano svenimenti frequenti.
COME SI MISURA LA PRESSIONE SANGUIGNA
Come abbiamo visto nel post precedente, nel corso della misurazione si rilevano due valori della pressione arteriosa: la massima (o pressione sistolica) è la pressione che si ha durante la contrazione del cuore (sistole); la minima (o pressione diastolica) è quella costantemente presente tra una contrazione cardiaca e l’altra (diastole).
Da quanto detto, risulta ovvio che bassi valori della pressione minima sono più significativi di bassi valori della massima.
Valori di pressione normali per un soggetto adulto, di media età, a riposo sono stimati essere compresi entro 140/85 mmHg.
Il flusso sanguigno si può rilevare in corrispondenza dei polsi arteriosi, dove le arterie scorrono relativamente in superficie, sotto la pelle e dunque sono facilmente palpabili.
Questi punti sono:
- il polso radiale, all’estremità di congiunzione dell’avambraccio con la mano;
- il polso carotideo, al collo;
- il polso femorale, in corrispondenza della piega dell’inguine
- l’arteria omerale, ovvero l’arteria del gomito.
In particolare, la pressione arteriosa si rileva in corrispondenza del polso radiale e dell’arteria omerale.
Lo strumento che serve per misurare la pressione si chiama sfigmomanometro e può essere di vari tipi: meccanico, elettronico o a mercurio.
I medici utilizzano quello a mercurio che è il più affidabile: viene avvolto attorno al braccio, sopra l’arteria omerale, un manicotto di gomma che è connesso, tramite un tubicino, ad una pompa e ad una colonnina di mercurio sulla quale vengono rilevate le misure di pressione.
Dopodichè viene inserito il fonendoscopio all’interno del manicotto, sulla piega del gomito, proprio sopra l’arteria omerale.
Inizialmente si pompa l’aria nel bracciale fino a raggiungere una pressione ipoteticamente superiore al valore della pressione massima vigente nell’arteria omerale: l’arteria in questo modo è completamente occlusa, sia durante la sistole (contrazione) che durante la diastole (rilassamento) del muscolo cardiaco e non si ha passaggio di sangue.
Di conseguenza dagli auricolari del fonendoscopio non si sente alcun rumore e contemporaneamente si può verificare la completa assenza del polso radiale.
A questo punto si inizia a sfiatare lentamente l’aria dal manicotto facendo scendere il livello del mercurio fino a quando la pressione del bracciale diventa inferiore a quella sistolica vigente nell’arteria omerale.
Adesso il sangue può passare durante la sistole, ma non ancora durante la diastole poiché la pressione è ancora inferiore a quella del manicotto.
Con il fonendoscopio si possono percepire dei rumori sordi e ritmici, che corrispondono alla riapertura dei vasi compressi dal manicotto e quindi al passaggio con flusso turbolento del sangue.
Questi rumori prendono il nome di rumori di Korokov e sono sincroni con l’attività cardiaca.
Contemporaneamente a questi rumori, ricompare anche il polso radiale: in questo istante si rileva il valore della pressione sistolica (massima) che riflette appunto la pressione vigente nell’arteria sottostante il manicotto nella fase di contrazione del cuore (sistole cardiaca).
Infine, lasciando decrescere ulteriormente la pressione del manicotto questi suoni cominciano a decrescere, diventano sfumati ed infine scompaiono del tutto: in questo momento la compressione del bracciale è inferiore a quella vigente nell’arteria omerale anche durante la diastole.
Ciò significa che il vaso sanguigno è completamente pervio e il sangue può fluire regolarmente, ritornando ad essere laminare.
Come abbiamo detto, una delle caratteristiche del flusso laminare è il fatto che è silenzioso: questo è il motivo per cui a questo punto il flusso del sangue non è più rumoroso.
Si può rilevare a questo istante il valore della pressione minima o diastolica.
Si tenga presente che la pressione arteriosa varia discretamente nel corso della giornata e queste fluttuazioni sono del tutto normali.
Per questo motivo, al fine di ottenere misure più precise, si consiglia di eseguire almeno due rilevazione di seguito, distanziate di almeno tre minuti e poi fare la media dei valori rilevati.
L’auto - misurazione della pressione sanguigna può essere effettuata molto facilmente a casa propria con l’ausilio di pressurometri semiautomatici che mostrano sul loro display i valori della pressione massima, minima e della frequenza cardiaca.
Questi apparecchi sono molto affidabili, facilmente reperibili e piuttosto economici.
Nel prossimo post vedremo come varia la pressione sanguigna durante i 9 mesi di gravidanza e quali altri fattori contribuiscono ad abbassare i valori della pressione.
Posted on 2008 under Donna e mamma, Gravidanza |
26
Mag
Uno dei disturbi più frequenti durante l’attesa è quello legato ad un eccessivo abbassamento della pressione sanguigna (ipotensione).
La presenza di questo fenomeno, soprattutto al mattino e durante i primi mesi di gravidanza, non deve destare eccessiva preoccupazione in quanto è fisiologico nell’arco della gravidanza, quando nella donna avvengono notevoli cambiamenti a livello del sistema ormonale e di quello cardio – circolatorio.
Generalmente la pressione si abbassa nei primi mesi di gestazione, mentre si innalza nuovamente durante le settimane precedenti al parto.
Questo abbassamento di pressione, in realtà andrebbe considerato come un fattore positivo dal momento che indica che il cuore e vasi sanguigni non sono sottoposti a un sovraccarico.
I valori limite dell’ipotensione sono soggettivi; in generale, però, quando la massima è superiore a 100/110, la futura mamma non avverte nessun disturbo.
Al di sotto di questa soglia, invece, possono comparire alcuni sintomi (perdita dell’equilibrio, sensazione di testa vuota, vertigini, annebbiamento della vista, sudorazione fredda e nausea) piuttosto fastidiosi e che vanno tenuti sotto controllo, soprattutto per le donne che già prima della gravidanza soffrivano di pressione bassa.
Si tenga presente che l’ipotensione, al contrario dell’ipertensione (pressione alta), non è un fattore di rischio per lo sviluppo del feto e per la salute della donna.
Tuttavia in una minima percentuale casi, si possono verificare stati di ipotensione grave, accompagnati da malori frequenti e forti capogiri, fino allo svenimento.
Per questo motivo, è sempre meglio segnalare questi eventuali episodi al proprio ginecologo, il quale saprà consigliare gli accorgimenti più adatti per aiutare la futura mamma a stare meglio.
Per meglio comprendere i meccanismi che determinano l’insorgenza di questo disturbo, vale la pena soffermarci su alcuni concetti generali riguardanti la pressione sanguigna.
In questo post vedremo cos’è la pressione sanguigna e quali sono i fattori che ne regolano i valori.
Prossimamente vedremo più nel dettaglio cosa accade durante la gravidanza.
LA PRESSIONE SANGUIGNA
La pressione sanguigna è la forza che il sangue, pompato dal cuore, esercita sulle pareti dei vasi sanguigni.
E’ proprio grazie alla circolazione del sangue che i vari organi del corpo umano ricevono ossigeno e nutrimento.
Ciò che da impulso alla circolazione sanguigna dell’organismo è il cuore (muscolo cardiaco) con i suoi movimenti di contrazione (sistole) e di rilasciamento (diastole).
Ad ogni sistole il ventricolo sinistro espelle circa 70 ml di sangue, imprimendogli una spinta, la cui forza contro le pareti dei vasi sanguigni è proprio la pressione massima o pressione arteriosa sistolica.
In condizioni normali, la “massima” è all’incirca 120 millimetri di mercurio (mmHg).
Grazie a questa pressione elevata il flusso di sangue esce dal cuore, dilata le pareti delle arterie permettendo così la circolazione sanguigna e prosegue il suo cammino nei diversi organi anche durante la fase di rilasciamento del cuore (diastole), fino a ritornare al cuore attraverso il sistema venoso.
In questa fase si può rilevare la pressione minima o pressione diastolica che, in condizioni normali, è inferiore a 80 mmHg.
Le leggi fisiche che regolano i meccanismi della circolazione sanguigna sono le stesse relative al moto dei fluidi generici e, in particolare:
- il sangue circola nell’organismo partendo dal ventricolo sinistro fino ad arrivare all’atrio destro seguendo un dislivello (gradiente) di pressione, ossia una differenza di pressione fra una parte e l’altra.
Infatti, il passaggio del sangue dal settore arterioso a quello venoso incontra una serie di condizioni che ostacolano il suo cammino: è la cosiddetta resistenza periferica, dovuta principalmente alla contrazione (tono) della muscolatura delle pareti delle arteriole.
Mentre il sangue scorre attraverso il sistema circolatorio, la sua pressione progressivamente diminuisce a causa della resistenza fatta dai vasi sanguigni; nelle grandi arterie c’è poca resistenza per cui la pressione rimane elevata, ma via via che le arterie si fanno più piccole (arteriole) la resistenza aumenta proporzionalmente fino al filtro capillare.
Gli scambi di gas e di sostanze tra il sangue e i tessuti e i polmoni si attuano attraverso le pareti dei capillari, i quali sono privi di fibre muscolari e quindi incapaci di variare il loro calibro, malgrado ciò in essi non si ha sempre un flusso continuo di sangue ma si può avere intermittenza in relazione al grado di contrazione degli sfinteri precapillari.
Il sangue venoso che ritorna al cuore, pertanto, scorre a bassa pressione rispetto a quello arterioso, con valori di circa 3-5 mmHg.
- il sangue scorre con moto laminare, ovvero col moto di un liquido che scorre in un tubo. Il moto di un liquido infatti si può descrivere con una serie infinita di tubi concentrici che scorrono l’uno sull’altro con velocità crescente dal più esterno al più interno.
Il tubo più esterno, essendo a contatto con le pareti, è praticamente fermo in quanto risente del massimo attrito con queste.
Il flusso laminare è caratterizzato dal fatto di essere silenzioso, al contrario del flusso turbolento che, come dice il nome stesso, è un flusso vorticoso ed è caratterizzato da rumore.
MECCANISMI CHE REGOLANO LA PRESSIONE SANGUIGNA
I fattori che regolano la pressione arteriosa sono complessi e svariati; tuttavia, i più importanti sono due: la gittata cardiaca e le resistenze vascolari, a cui abbiamo già precedentemente accennato.
Questi fattori influenzano il volume di sangue in circolazione che, a sua volta, agisce direttamente sulla pressione sanguigna: è ovvio che un incremento di volume corrisponde ad un aumento di pressione e viceversa, una diminuzione di volume comporta una pressione più bassa.
Pertanto tutti i fattori che agiscono sulla gittata e/o sulla frequenza cardiaca, producono variazioni sul volume di sangue arterioso e, conseguentemente, sulla pressione arteriosa.
Vediamo questi fattori più nel dettaglio:
- la gittata cardiaca è la quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto.
Per dare una definizione più rigorosa di gittata, possiamo dire che è il prodotto del volume di sangue espulso dai ventricoli a ogni sistole (gittata sistolica) per la frequenza cardiaca (numero di battiti al minuto).
Mediamente, in un adulto sano, la gittata è 30 litri di sangue.
Sulla gittata cardiaca agiscono fattori nervosi, chimici e meccanici;
- le resistenze vascolari, ovvero le resistenze, soprattutto quelle periferiche, che il sangue incontra lungo il suo percorso.
Le resistenze vascolari sono rappresentate dall’attrito che si sviluppa tra il sangue e le pareti dei vasi in cui circola.
A cosa è dovuto tale attrito? In parte alla viscosità del sangue, parametro legato alla presenza di globuli rossi, di molecole proteiche e di molecole lipidiche nel sangue: un aumento della loro concentrazione provoca un aumento della viscosità del sangue e, dunque, un aumento della resistenza vascolare.
L’attrito dipende inoltre dalla riduzione del diametro del lume vascolare: come abbiamo detto questa resistenza parietale è dovuta per lo più alle arteriole e ai capillari.
Grazie alla loro parete muscolare, infatti, le arteriole possono contrarsi o rilassarsi e parallelamente aumentare o diminuire la pressione sanguigna che spinge il sangue. Questo meccanismo di controllo vasomotorio, regola la quantità di sangue che passa dalle arterie alle arteriole e ai rispettivi distretti dell’organismo da esse irrorati.: in questo modo il flusso sanguigno viene dirottato, di volta in volta, verso le aree che ne hanno più bisogno.
Ciò significa anche che una maggior resistenza opposta dalle arteriole al flusso sanguigno, corrisponde ad un maggior volume di sangue che rimane nelle arterie e, conseguentemente, ad un aumento della pressione arteriosa.
Il livello di pressione, inoltre, è influenzato continuamente dallo stato fisico e dalle circostanze ambientali; ad esempio la pressione:
- aumenta con l’attività muscolare, l’impegno intellettivo, l’eccitazione, l’agitazione;
- aumenta l’esposizione al freddo, mentre diminuisce con il caldo;
- è più alta al mattino, mentre durante il riposo notturno raggiunge i livelli più bassi;
- aumenta con l’età..
Nel prossimo articolo vedremo come monitorare la pressione durante l’attesa.
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A partire da domani, “E’nata una mamma” pubblicherà una serie di articoli relativi ad un problema piuttosto frequente durante la gravidanza: l’ipotensione.
Sono in programma quattro post in cui l’argomento verrà affrontato nel dettaglio:
- Nel primo post vedremo cos’è la pressione sangiugna e da quali meccanismi è regolata.
- Nel secondo post verrà spiegaato come fare per misurare la pressione sanguigna e per tenerla sotto controllo durante la gravidanza.
- Nel terzo post vedremo nel dettaglio come, e in base a quali meccanismi, si modifica la pressione sanguigna durante i nove mesi di gestazione e quali sono i fattori che ne possono determinare un eccessivo abbassamento.
- Nel quarto post, infine, si potranno trovare alcuni consigli pratici, utili nel caso di ipotensione gravidica: come evitare svenimenti, cosa fare in caso di perdita di coscienza e come comportarsi nel caso in cui la pressione si abbassi eccessivamente.
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- potranno esprimere nei commenti dubbi ed esperienze sull’argomento in questione: risponderemo con piacere ad ogni domanda!
a cura della psicomotricista Manuela Brenna

Le figure affettive implicate nell’educazione con i bambini sono coinvolte maggiormente a livello emotivo; le difese che si mettono in atto inconsapevolmente possono deteriorare i rapporti e l’ascolto profondo della domanda. E’ possibile, attraverso una sensibilizzazione a livello corporeo ed espressivo, cominciare a conoscere i propri meccanismi relazionali e a riflettere sulla propria reale disponibilità.
Gli obiettivi saranno:
- Sperimentare la relazione con sé, gli altri, gli oggetti e il gioco
- Conoscere la propria espressività motoria
- Acquisire la capacità di elaborazione delle esperienze vissute.
Il laboratorio avrà la durata di 8 ore distribuite in due giorni e si svolgerà presso la palestra della Scuola Primaria di Liscate, provincia di Milano (abbigliamento comodo, tuta e maglietta).
Si può scegliere fra le due date indicate.
E’ necessario far pervenire una preiscrizione per conoscere il numero dei partecipanti e i loro recapiti per la conferma.
Il pagamento di 80,00 euro sarà effettuato il giorno d’inizio dello stage 30 minuti prima.
La preiscrizione la si può trovare e inviare tramite internet al sito:
www.psicomotricistaonline.it
1. Venerdì 11 luglio dalle 15,00 alle 19,00
e sabato 12 luglio 2008 dalle 9,00 alle 13,00
oppure
2. Sabato 18 ottobre dalle 9,00 alle 13,00
e domenica 19 ottobre 2008 dalle ore 9,00 alle 13,00
Per maggiori informazioni: cell. 333 2503666 e tel. 02 95051523
a cura della psicomotricista Manuela Brenna

L’adulto implicato nella relazione soprattutto con i bambini è coinvolto maggiormente a livello emotivo; le difese che può mettere in atto inconsapevolmente possono deteriorare i rapporti e l’ascolto profondo della domanda.
E’ possibile, attraverso una sensibilizzazione a livello corporeo ed espressiva, cominciare a conoscere i propri meccanismi relazionali e a riflettere sulla propria disponibilità di educatore.
Gli obiettivi saranno:
- Sperimentare la relazione con sé, gli altri, gli oggetti e il gioco
- Conoscere la propria espressività motoria
- Acquisire la capacità di elaborazione delle esperienze vissute.
Il laboratorio avrà la durata di 8 ore distribuite in due giorni e si svolgerà presso la palestra della Scuola Primaria di Liscate, provincia di Milano (abbigliamento comodo, tuta e maglietta).
Si può scegliere fra le due date indicate.
E’ necessario far pervenire una preiscrizione per conoscere il numero dei partecipanti e i loro recapiti per la conferma.
Il pagamento di 80,00 euro sarà effettuato il giorno d’inizio dello stage 30 minuti prima. La preiscrizione la si può trovare e inviare tramite internet a:
www.psicomotricistaonline.it
1. Venerdì 4 luglio dalle 15,00 alle 19,00
e sabato 5 luglio 2008 dalle 9,00 alle 13,00
oppure
2. Sabato 27 settembre dalle 9,00 alle 13,00
e domenica 28 settembre 2008 dalle ore 9,00 alle 13,00
Per maggiori informazioni: cell. 333 2503666 e tel. 02 95051523
Posted on 2008 under Donna e mamma, Gravidanza |
21
Mag
La gravidanza comporta una serie di alterazioni dell’organismo che, tra le atre cose, possono essere responsabili di problemi alla bocca, in modo particolare alle gengive e ai denti.
Le gengive soffrono dell’aumento del volume di sangue e dei liquidi interstiziali che si ha in gravidanza, tendono a sanguinare e la loro costituzione favorisce maggiormente il ristagno dei residui alimentari, con conseguenze ulteriori anche per i denti.
“UNA GRAVIDANZA, UN DENTE”
Questo modo di dire, non del tutto vero, è testimonianza del fatto cha già da molti anni si riconosce l’associazione tra lo stato di gravidanza e i disturbi dentali e/o gengivali.
Un tempo, però, si affrontava il problema della salute dentale in gravidanza con fatalismo e ignoranza.
Si pensava che i danni ai denti delle donne incinte fossero inevitabili e legati alla trasmissione del calcio al nascituro.
Possiamo dire, dunque, che i danni riportati dalla dentizione di molte donne, sono dovuti all’incuria e all’ignoranza piuttosto che allo stato gravidico.
Attualmente quasi tutte le donne sanno che la propria salute generale durante la gravidanza è di fondamentale importanza per quella del feto, ma poche di loro sono a conoscenza del fatto che un’alterazione della salute dentale potrebbe influire sulle condizioni generali del feto e determinare nascite pretermine e di bimbi sottopeso.
Per questi motivi è molto importante prendersi cura della salute della bocca in gravidanza.
CAUSE DEI DISTURBI DENTALI E GENGIVALI IN GRAVIDANZA
Le modificazioni dei livelli ormonali nelle donne in stato di gravidanza, comportano a loro volta delle modificazioni alle mucose della bocca e alla saliva.
In modo particolare:
- la mucosa della bocca si trasforma ciclicamente in base alla curva di eliminazione degli estrogeni.
A seguito di un’intensa vascolarizzazione, la sottomucosa si inspessisce e c’è la tendenza alla formazione di edemi (gonfiori); l’epitelio della mucosa del cavo orale tende a desquamarsi facilmente;
- la saliva si modifica sia qualitativamente che quantitativamente. Fenomeni quali l’iposcialia (carenza di saliva) e la salivazione abbondante sono piuttosto rari. Molto comune è invece la sciallorrea (la saliva si accumula in bocca e cola dalle labbra), fenomeno che in genere non procura grandi disturbi; inizia verso il secondo mese e si attenua verso il quinto.
Abbastanza frequente è la diminuzione del Ph salivare, fenomeno responsabile dello sviluppo della carie.
Tutte queste modificazioni vengono ritenute responsabili delle gengiviti e delle parodontiti nel periodo della gravidanza.
CHE FARE?
L’ideale sarebbe prevenire l’insorgenza di questi disturbi i quali potrebbero rendere necessaria una terapia odontoiatrica durante il corso della gravidanza.
Il momento migliore per risolvere i propri problemi gengivali è sicuramente quello che precede la gravidanza, perché si possono adottare tutte le terapie a disposizione, compresa quella farmacologica, senza dover considerare eventuali conseguenze del trattamento sulla salute del feto.
“Prevenire è meglio che curare”, quindi, evitando così di risolvere i problemi medici solo dopo che la sintomatologia obbliga a farlo.
In ogni caso, è sempre bene consultare il proprio dentista di fiducia all’inizio della gravidanza.
I trattamenti estetici, come ad esempio la pulizia dell’arcata dentaria, sono preferibili prima o dopo la gravidanza.
E’ evidente che durante i nove mesi di attesa la vostra igiene orale deve essere ancora più accurata e approfondita.
Approfittate dunque di questo periodo per adottare buone abitudini in tal senso e per garantirvi un sorriso perfetto.
I denti andrebbero lavati almeno tre volte al giorno con uno spazzolino con setole morbide usato verticalmente.
Anche l’utilizzo del filo interdentale è molto importante per evitare il ristagno dei residui alimentari nei posti dove lo spazzolino non può arrivare.
Esiste ancor oggi una sorta di tabù terapeutico nei confronti della donna incinta; spesso l’intervento clinico viene rimandato al termine della gravidanza, col risultato di compromettere irrimediabilmente uno o più elementi dentali.
In realtà, con una serie di accorgimenti, la gravida si può trattare come una qualsiasi altra paziente.
Le sedute devono essere brevi (20 - 25 minuti) perché la posizione seduta, come quella supina, accentua la stasi sanguigna a livello della vena cava inferiore, dovuta alla pressione su di essa della massa utero - fetale.
E’ importante evitare collassi in quanto la caduta della pressione sotto gli 80 mm di mercurio, provoca l’arresto della circolazione utero - placentare ed è causa di sofferenza fetale.
La donna deve essere sedata e tranquillizzata e la terapia deve essere rapida ed indolore.
Nei primi tre mesi di vita intrauterina del feto, che corrispondono al periodo di maggiore attività embriogenetica, si deve avere la massima parsimonia di farmaci; in realtà va considerato che l’embriogenesi non si è ancora conclusa al momento della nascita (ad esempio per quanto riguarda il sistema nervoso), per cui durante tutta la gravidanza si deve limitare al massimo il ricorso ai farmaci!
Inoltre il sovraccarico della funzionalità epatica dovuta all’imponenza della produzione ormonale, fa sì che i farmaci metabolizzati o eliminati dal fegato abbiano perturbata la loro azione o eliminazione.
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