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Posted on 2008 under Allattamento, Ostetricia |
8
Lug
Come vi avevamo preannunciato nel post precedente, abbiamo realizzato un’intervista a Vianella Gnan, l’Ostetrica che collabora al nostro Blog (potete trovare il suo profilo nella pagina “I nostri esperti”).
Le domande che le abbiamo rivolto riguardano l’allattamento al seno e si riferiscono in modo particolare all’articolo precedente, “I meccanismi che regolano l’allattamento materno“, che vi consiglio di leggere prima di questo post.
INTERVISTA
1. Ciao Vianella. Sul sito dell’Associazione “Il Nido”, per la quale lavori, c’è scritto che date alle donne Sostegno all’Allattamento…
Questo servizio è rivolto alle neo mamme o anche alle donne in gravidanza?
Sì, essendo noi una associazione culturale, le coppie che vengono nella nostra struttura sono socie e questo avviene in modo molto semplice facendo una tesserina che costa loro 50 euro l’anno e permette alla coppia di sostenere l’associazione che altrimenti non sarebbe in essere; in questo modo le coppie hanno un sostegno da parte delle ostetriche due volte al mese, con incontri di libero accesso a donne, coppie, nonni, ecc…
E’ rivolto sia alle mamme che alle donne in gravidanza… in questo spazio c’è sempre un ostetrica che, insieme al gruppo, discute delle problematiche dell’allattamento e anche di gestione del neonato.
E’ un momento di confronto tra mamme/genitori molto utile e costruttivo in questa società sempre più individualista. Poi da questi incontri se le mamme lo desiderano facciamo partire dei veri e propri corsi dopo parto (quest’ultimi sono a pagamento come quelli pre parto)…
2. Esistono conformazioni particolari dei capezzoli che rendono difficile l’allattamento (capezzoli rientranti o particolarmente corti). Dovrebbe essere il ginecologo che segue la donna in gravidanza a notificare il problema e a consigliare i giusti metodi per arginarlo? Quali sono le tue esperienze in merito?
Infatti i capezzoli introflessi o molto piccoli possono dare qualche difficoltà alla suzione, ma questo dipende anche dal bambino e da come si attacca.
Vero è che il ginecologo o l’ostetrica dovrebbero guardare anche le modificazioni del seno in gravidanza, oltre a quelle dell’utero e i chili che si prendono… ma, ahimè, molto pochi lo fanno…
Infatti il capezzolo va preparato in gravidanza per tutte le mamme e, nel caso ci siano dei capezzoli introflessi, vi sono in commercio dei dispositivi che sono stati brevettati dalla lega del latte (ma ora vengono prodotti anche da altri) che, se utilizzati qualche ora al giorno in gravidanza, aiutano la fuoriuscita del capezzolo.
Nella mia esperienza ho visto che preparare il capezzolo con il guanto di crine (che permette alla pelle del capezzolo di fare un pò di callo), l’uso dei dispositivi per fare uscire i capezzoli quando sono rientranti e fare molta attenzione a come si attacca il neonato permettono un buon allattamento.
Noi utilizziamo anche molto le coppette d’argento durante l’allattamento, che permettono alle mamme di avere un po’ di sollievo dopo la poppata; inoltre l’argento ha proprietà batterio statiche con prevenzione della candidosi, molto dolorosa per le mamme in allattamento e spesso non riconosciuta da ginecologi e pediatri (pensa che i pediatri curano il mughetto al neonato e non sanno che va curata anche la mamma se l’allattamento è materno…).
3. E’ vero che solamente una bassissima percentuale di donne presenta problemi legati alla produzione di latte? E come è possibile distinguere questi rari casi dagli altri in cui le cause dello scarso apporto di latte al neonato sono legate ad una gestione errata dell’allattamento?
Verissimo che solo una percentuale bassissima ha veramente ipogalattia funzionale. Normalmente la scarsità di latte è legata ad altri fattori, esempio scarsa informazione sull’allattamento, errata gestione delle poppate, consigli errati da parte di nonne, amiche ed anche pediatri.
Cosa fare??? Bella domanda… alcuni pediatri intelligenti consigliano alle donne di trovare un’ostetrica che le aiuti e le supporti nei primi tempi, in modo da valutare se è vera ipogalattia oppure se era solo mal gestione; ma purtroppo la maggior parte dei pediatri rifila l’artificiale e l’allattamento materno, purchè la mamma non sia molto determinata, è finito.
Il mio lavoro in quanto libera professionista consiste, non solo nel seguire la gravidanza ed il parto, ma anche nel sostegno di tutto il dopo: il nostro profilo professionale universitario, e quello che trovate scritto anche nella legge che ci tutela, dichiara che l’ostetrica è responsabile della salute della mamma e del bambino per quanto riguarda l’accrescimento e l’alimentazione, dalla nascita fino a tutto il primo anno di vita, ma questo lo sanno in poche donne…
4. Abbiamo parlato dei farmaci che servono per inibire la montata lattea: in base alla tua esperienza è possibile che una donna che abbia assunto questi farmaci possa ripristinare la produzione del latte nel caso desiderasse, nei giorni o settimane seguenti, provare ad allattare?
Se proprio una donna deve inibire la produzione di latte può andare su farmaci sicuri, di lungo utilizzo, come il Dostinex o il Parlodel; oppure esistono anche rimedi omeopatici meno dannosi per la nostra salute.
Dopo aver inibito la montata con il Dostinex è possibile ripristinare l’allattamento se si stimola il seno con tiralatte: per una settimana il latte si deve buttare dopodichè l’Istituto Farmacologico di Milano ci dice che si può riprendere l’allattamento in quanto il farmaco non è più in circolo dopo 7 giorni.
Per il Parlodel è diverso perché è un farmaco di vecchia generazione e con somministrazione diversa…..
5. In questo caso ci sono rischi per il neonato?
Domanda da porre all’Istituto farmacologico di Milano…
6. L’assunzione di farmaci per inibire la montata lattea si ripercuote sull’allattamento di eventuali altri figli successivi?
No, nelle successive gravidanze non sussiste nessuna controindicazione all’allattamento (sarebbe carino sapere quale è stata la prima!!!!).
7. Abbiamo parlato del domperidone per aumentare la montata lattea, che ricordiamo essere sconsigliato dalla FDA (Food and Drugs Administration) per i suoi numerosi effetti collaterali. Qual è la tua opinione in merito?
Anche se so che la lega del latte a volte lo consiglia… rimango molto perplessa da questa prescrizione in quanto innanzi tutto è necessario valutare il modo e i tempi di suzione del neonato e a volte è sufficiente far capire alla madre che quel bambino ha bisogno di attaccarsi 15 volte al giorno è non solo 6 o 7 per avere la sua quantità di latte giornaliera; poi, come ti dicevo prima, sono molto piu propensa all’utilizzo di fitoterapici in quanto un farmaco vero per aumentare la produzione di latte NON ESISTE!!! Ma i mammiferi sanno bene cosa brucare quando allattano e anche quelli non vegetariani…
8. Esistono metodi naturali per aumentare la montata lattea? Birra, fieno greco, cardo mariano… si tratta soltanto di luoghi comuni che possono al più avere un effetto placebo o c’è una parte di verità?
Non sono leggende, è vero… però, come tutti i prodotti naturali, non hanno lo stesso effetto su tutte le donne.
Ad esempio la birra, se bevuta in modiche quantità al pasto aumenta la produzione, ma non per tutte le donne va bene: alcune non ne vedono differenza.
Altri rimedi sono tisane con galega… e finocchio, altrimenti sarebbe troppo amara.
Oppure la Loacker fa il Lactogal.
Noi a Bologna abbiamo un’erboristeria vera, la DI LEO, che ci produce il TANTOLAT che non è altro che un concentrato di galega ed altre prodotti natuali… sono molto efficaci…
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Posted on 2008 under Allattamento, Ostetricia |
3
Lug
IMPORTANZA DEL LATTE MATERNO
Il fatto che l’alimentazione del neonato sia molto importante non è certo una novità.
Pensate alle curve di crescita relative ai primi mesi di vita dei bambini e al loro andamento esponenziale: per garantire i fabbisogni nutrizionali in grado di supportare un simile sviluppo è necessario un alimento davvero speciale!
La natura ha provveduto anche a questo: il latte materno, per la sua composizione, è un alimento unico, inimitabile e completo perché contiene tutti i nutrienti essenziali per la crescita del neonato, fattori di crescita e anticorpi che non si trovano nel latte formulato.
Il latte materno è importante dunque, non solo per il suo potere nutrizionale, ma anche per le sue proprietà terapeutiche: i bambini allattati al seno sviluppano meno malattie perché il latte umano trasferisce al neonato gli anticorpi della madre che li protegge da molte infezioni.
Non è possibile “copiare” il latte materno in quanto la sua formula non è riproducibile: la sua composizione infatti è estremamente variabile e cambia man mano che il bimbo cresce, adattandosi al periodo di allattamento e assecondando le diverse necessità nutritive del piccolo. Non solo: il latte cambia anche nel corso della singola poppata. All’inizio prevalgono gli zuccheri poi nel corso della poppata diventa più ricco di proteine e grassi, che aumentano la sensazione di sazietà.
Vediamo come la natura prepara le donne all’allattamento e dunque al nutrimento della loro specie.
LA MAMMELLA

La mammella di una donna adulta è costituita da tessuto ghiandolare, tessuto di sostegno (strie di tessuto connettivo) e tessuto adiposo che ne determinano le dimensioni, la forma e la consistenza.
L’areola mammaria è la zona all’apice della mammella; ha una dimensione variabile e il suo colore è più scuro in quanto la sua cute è particolarmente pigmentata.
La superficie dell’areola è ruvida per la presenza di piccole sporgenze sparse in modo irregolare: sono determinate dalle ghiandole sebacee, chiamate anche ghiandole areolari del Morgagni che, con il loro secreto, hanno la funzione di rendere il capezzolo morbido ed elastico.
Ci sono anche altre ghiandole lattifere accessorie, i tubercoli di Montgomery, che aumentano di volume durante la gravidanza e l’allattamento.
Il capezzolo si trova al centro dell’areola dalla quale sporge di alcuni millimetri.
Nella mammella ci sono 20 ghiandole ramificate che, durante la gestazione, si moltiplicano e si sviluppano fino a diventare acini ghiandolari o alveoli, sotto l’azione di alcuni ormoni, quali: il progesterone, l’ormone lattogeno placentare, la prolattina, la gonadotropina placentare e il TSH.
L’insieme degli acini costituiscono i lobuli che, raggruppandosi, formano i lobi separati da tessuto connettivo.
Il latte prodotto dagli acini di ciascun lobulo viene raccolto nel dotto escretore terminale o lobulare il quale confluisce con quelli provenienti da altri lobuli dello stesso lobo, dando origine ai dotti galattofori: nella mammella ci sono 15 – 20 dotti galattofori circondati da tessuto muscolare.
Questi condotti, al livello dell’areola, si espandono e si dilatano a formare i seni lattiferi (galattofori) dove viene immagazzinato il latte: sono larghi 5 – 8 mm e funzionano come piccoli serbatoi di latte.
I seni lattiferi continuano il loro percorso fino ad arrivare ai pori lattiferi, all’apice del capezzoli, che sono le unità funzionali.
MAMMOGENESI
La mammogenesi consiste nello sviluppo e nell’accrescimento delle mammelle.
E’ un processo che ha inizio con la pubertà ed è molto rilevante durante la gravidanza; viene attivato grazie all’azione degli ormoni: gli estrogeni, il progesterone, gli ormoni della crescita (GH o somatotropina), l’ormone lattogeno placentare, i corticoidi e, in modo particolare, la prolattina (l’ormone incaricato della secrezione lattea).
E’ importante sottolineare che la dimensione del seno non ha nulla a che vedere con la produzione del latte: sono le ghiandole mammarie, perfettamente sviluppate anche nel seno di piccole dimensioni, che lo mettono in grado di produrre latte.
Ci sono invece conformazioni particolari dei capezzoli che rendono difficile (ma non impossibile) l’allattamento, come ad esempio i capezzoli rientranti o particolarmente corti.
In realtà queste difficoltà ad allattare, legate ad un non corretto attaccamento del bambino al seno, sono facilmente superabili, ma occorre consultare subito un esperto per ovviare il problema in modo da iniziare il più presto possibile e con il piede giusto l’allattamento.
La figura più adatta e preparata per questo tipo di assistenza è l’ostetrica.
Infatti sono ben pochi i ginecologi e ancora meno i pediatri aventi la formazione, la voglia e la capacità di aiutare e sostenere le donne che allattano.
L’ostetrica invece possiede tutti i requisiti, riconosciuti anche dall’OMS, per farlo e il suo doveroso compito è quello di sostenere le donne in difficoltà controllando la suzione del neonato e trovando insieme alla donna il giusto metodo per quella coppia.
LATTOGENESI o MONTATA LATTEA
E’ il processo di produzione del latte.
E’ la prolattina l’ormone incaricato della secrezione lattea e viene secreto dalle cellule lattotrope che costituiscono circa il 30% delle cellule dell’ipofisi anteriore.
Le donne, fin dalla pubertà, producono prolattina in maniera costante durante la loro vita; tuttavia la produzione della prolattina è a sua volta regolata da un neuro ormone, la dopamina, un fattore inibitore della prolattina che viene prodotto dall’ipotalamo.
Si deve tener presente che durante la gravidanza i livelli di prolattina aumentano, ma la sua azione è inibita anche dagli ormoni placentari; la placenta, infatti, è anche un organo endocrino e produce la gonadotropina corionica umana (HCG), ormone simile all’LH (ormone luteinizzante) che consente il mantenimento del corpo luteo per circa 3 mesi.
Nei mesi successivi la placenta produce, oltre al progesterone e all’estrogeno, altri due ormoni: la relaxina (aumenta la flessibilità delle pelvi e contribuisce alla dilatazione del collo dell’utero durante il parto) e l’ormone lattogeno placentare (contribuisce alla preparazione della ghiandola mammaria alla produzione del latte).
Dopo il parto, terminato il secondamento (espulsione della placenta), i livelli di ormoni placentari diminuiscono e la ghiandola mammaria si “sblocca” iniziando, generalmente 24 – 48 ore dopo il parto, la secrezione del latte.
L’espulsione della placenta è data da un picco di ossitocina che, a sua volta, innesca la produzione di prolattina… Non a caso, nelle donne che partoriscono con il taglio cesareo, la montata arriva un po’ più tardi, proprio perché non hanno avuto il picco di ossitocina… a meno che il chirurgo non sia molto bravo e, invece di staccare la placenta manualmente, si metta a massaggiare l’utero in modo che il secondamento avvenga in modo naturale anche se si tratta di taglio cesareo.
Sono sufficienti quantità di prolattina anche di poco superiori al livello basale per ottenere, in assenza di fattori inibitori come gli ormoni placentari, la piena produzione di latte.
La prolattina presenta un picco poche ore dopo il parto, per poi abbassarsi relativamente e tararsi a un certo livello determinato dalla frequenza ed efficacia con la quale il seno viene drenato del latte: per garantire la secrezione del latte è infatti necessario svuotare completamente e frequentemente le ghiandole mammarie.
Fondamentali sono in questo senso le prime 4-6 settimane di allattamento, che servono a calibrare la produzione di tutto il periodo della lattazione.
Dopo questo primo periodo, il tasso di prolattina cala in modo significativo, mantenendosi però sempre a livelli superiori a quello precedente la gravidanza.
Ciò è sufficiente a mantenere un’adeguata produzione di latte nella donna, purché l’allattamento venga comunque effettuato con la necessaria frequenza e seguendo la richiesta del bambino.
La prolattina viene prodotta a seguito di un riflesso neurormonale che fa si che, ogni volta che il bambino succhia il seno, si innesca un riflesso che arriva all’ipotalamo causando una diminuzione della dopamina (che abbiamo detto essere un fattore inibitore della prolattina); in questo modo si permette un aumento della produzione della prolattina da parte del lobo anteriore dell’ipofisi.
Per questo motivo la lattogenesi è anche una conseguenza dell’attaccamento del neonato al seno materno: tanto più il bimbo succhia, tanto maggiore sarà la quantità di latte prodotta.
E’ giusto dunque che il neonato venga attaccato quanto prima al seno materno per stimolare la produzione di latte, almeno nelle prime due ore dopo il parto o taglio cesareo. Nel caso non fosse possibile, è comunque buona norma stimolare subito il seno con un tiralatte.
La prolattina viene secreta in modo pulsatile secondo un ritmo circadiano (ossia nell’arco delle 24 ore), sincrono con quello dell’LH (l’ormone luteinizzante).
I livelli più alti di prolattina si rilevano durante le ore notturne di sonno, con un picco massimo tra le quattro e le sei del mattino, mentre quelli più bassi si registrano durante il giorno.
Pare che questo aumento notturno della prolattina sia dovuto ad un aumento dell’ampiezza delle pulsazioni piuttosto che ad una loro diversa frequenza.
Molti fattori comunque influenzano tale andamento circadiano dei livelli plasmatici di prolattina: ad esempio l’alimentazione e lo stress.
I neonati, nelle prime 3 – 4 settimane di vita, dovrebbero essere attaccati al seno anche tutte le ore se lo richiedono: questo non è sinonimo di scarsa quantità di latte o latte non buono, come si sente spesso dire.
In realtà ciò è dovuto al fatto che l’organismo materno deve ancora trovare il suo equilibrio in base al fabbisogno del neonato.
Per inibire la montata lattea - Quando la mamma non vuole o non può allattare il bambino, deve assumere farmaci per bloccare la montata lattea. Il principio attivo di questi farmaci è la cabergolina, un agonista dopaminergico (ricordiamo che la dopamina inibisce la prolattina) approvato in Italia per l’inibizione o la soppressione della lattazione fisiologica e per il trattamento dei disturbi dovuti a iperprolattinemia.
La cabergolina viene indicata da diversi studi come efficace al 100% nel blocco della lattazione, qualora venga presa nell’immediato post-partum; la sua efficacia è invece molto ridotta se assunta a molti mesi dal parto allo scopo di interrompere una lattazione già avviata.
Non ci sono invece molte informazioni utili per quelle donne che, avendo assunto questo farmaco, desiderano nei giorni o settimane seguenti provare ad allattare ugualmente e ripristinare la produzione: non si possono infatti quantificare i rischi per il neonato che assumesse latte da una donna che ha assunto il farmaco, né esistono sperimentazioni cliniche che documentino il tasso di successo nei tentativi di rilattazione dopo l’assunzione di cabergolina.
In ogni caso, prima di assumere qualsiasi tipo di farmaco, dovete sempre consultare il vostro medico o la vostra ostetrica di fiducia.
Per incrementare la montata lattea - Qualora in un determinato momento della lattazione la prolattina sia al di sotto del livello basale, è possibile che la donna temporaneamente non produca la quantità adeguata di latte per il suo bambino.
Questo accade, una volta esclusi i casi in cui una semplice correzione dei ritmi o modalità di allattamento è sufficiente a risolvere il problema, in una proporzione stimata intorno allo 0,1 per cento delle nutrici (e quindi piccolissima).
In tali situazioni un aiuto farmacologico, che può anche essere temporaneo, può aiutare.
Il farmaco più noto per favorire indirettamente la lattopoiesi è il domperidone, sostanza utilizzata per le sue proprietà di antiacido (Peridon).
Il domperidone è un antagonista dopaminergico e pertanto agisce indirettamente sulla produzione del latte aumentando la produzione di prolattina.
Tuttavia l’FDA (Food and Drugs Administration) ha raccomandato alle donne che allattano di non utilizzare il domperidone per favorire la lattazione in quanto, in nessun paese, rientra fra le indicazioni autorizzate.
Pare infatti che siano stati segnalati effetti indesiderati cardiaci (aritmie, arresto cardiaco e morte improvvisa) in pazienti trattati con il farmaco per via endovenosa.
Inoltre il domperidone viene escreto nel latte materno: per questo motivo è controindicato nelle donne che allattano, per il pericolo di esporre il neonato a rischi non noti.
E’ comunque sempre opportuno accertarsi che i livelli di prolattina della mamma siano inadeguati, prima di ricorrere all’utilizzo di farmaci.
Produrre il latte, infatti, è una capacità fisiologica normale dell’organismo femminile, e come abbiamo detto solo una bassissima percentuale di donne presenta problemi in questo senso.
Le cause più frequenti di scarso apporto di latte al neonato sono legate ad una gestione errata dell’allattamento: un bambino che poppa poco efficacemente, l’introduzione di giunte e l’uso di biberon e ciucci. Raramente può dipendere da una scarsa produzione di prolattina e, solo in questi casi, l’uso di farmaci per stimolare la produzione può avere buone probabilità di successo.
Ma attenzione: non assumete mai farmaci senza aver prima consultato il vostro medico o la vostra ostetrica di fiducia.
Vi sono poi altri rimedi, non farmacologici, per aumentare la produzione di latte. Dopo aver attaccato al seno il neonato almeno ogni due ore, bevuto almeno tre litri di liquidi al giorno, avere una dieta equilibrata che non escluda nessun alimento, un buon riposo… si possono utilizzare tisane con galega e finocchio; oppure, se non si ha il tempo di preparare queste tisane, in commercio si possono trovare sciroppi erboristici contenenti queste sostanze
LATTOPOIESI
E’ il processo di espulsione del latte.
Come abbiamo detto, ogni volta che il bambino succhia il seno, si viene ad innescare un riflesso neurormonale: questo riflesso, oltre ad arrivare all’ipotalamo causando una diminuzione del fattore inibitore di prolattina, arriva anche all’ipofisi dal cui lobo posteriore viene liberata ossitocina.
Questo ormone, agisce a livello delle fibre muscolari dei condotti galattofori che saranno facilitati ad espellere il latte.
L’ossitocina è responsabile anche delle contrazioni dell’utero (morsi uterini) durante il post parto: queste contrazioni servono per favorire l’involuzione dell’utero che, nell’arco di un mese, tornerà alle dimensioni normali.
Per questo motivo, l’allattamento al seno è importante anche per la neo mamma.
Si tenga presente, inoltre, che gli oncologi ritengono che un ottimo fattore di protezione per il tumore al seno è proprio quello di aver allattato almeno sei mesi nella propria vita.
Su queste tematiche abbiamo fatto alcune domande all’Ostetrica Vianella Gnan (si veda la sezione “I nostri esperti”) e l’intervista verrà riportata nel prossimo post.
ATTENZIONE:
Le informazioni che trovate in questo articolo non intendono incoraggiare l’autodiagnosi o l’automedicazione, e non possono in alcun modo sostituire il parere del medico o dell’ostetrica di fiducia.
Non dovete pertanto utilizzare le informazioni ricevute per diagnosticare o curare un problema, senza prima aver consultato il vostro medico curante.
L’informazione medica presente nel sito serve a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente.
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… continua dal post precedente!
19. Ho una bambina di 15 mesi che allatto solo la notte (per addormentarla e quando si sveglia: spesso si tratta di un paio di volte). Da un paio di mesi ho i seni irritati e provo dolore ad allattare (non la prima volta della notte, ma ogni volta mi da più fastidio). Ho letto che il dolore solitamente è sintomo di una posizione sbagliata durante l’allattamento, ma io non ho mai avuto problemi fino ad ora. Potrebbe essere perché adesso ha più denti?
Non credo che sia per i denti dal momento che a questa età molti bambini sono allattati al seno e solitamente alle mamme non fa male il seno. E’ possibile che la bambina stia succhiando in una posizione scorretta siccome è mezza addormentata e dal momento che di giorno prende biberon e succhiotti. Se le da il biberon, forse sarebbe meglio darle il latte con un bicchiere. Inoltre potrebbe trattarsi di una qualche infezione al seno. Parlane con la tua ostetrica o con un gruppo di madri www.fedalma.org.
20. Sono quasi tre anni che allatto e, sin dal primo anno di mia figlia, quando fa caldo e mia figlia vuole mangiare di più, mi succede, soprattutto verso sera, che mi sento debole e fiacca e mi tremano le mani. Cosa può essere? Grazie.
Molta gente si sente debole e fiacca quando fa caldo e da qui è nata l’abitudine di fare la “siesta”. Il fatto del tremore alle mani, non mi sembra molto normale: sarebbe meglio la vedesse il suo medico. In ogni caso, non è dovuto all’allattamento: conosco migliaia di donne che allattano al seno e non ho mai visto che le tremino le mani per questo.
21. Ho una figlia di 14 mesi che fa diverse poppate durante la notte, il che comporta che dormiamo piuttosto male. L’allattamento può influenzare il modo di dormire dei bambini? Dal momento che presuppone un contato con la madre, magari nasce il bisogno di cercarla di più durante la notte… Grazie mille per tutto.
In uno studio che risale a 20 anni fa, i bambini che prendevano il biberon si svegliavano di meno durante la notte rispetto a quelli che venivano allattati al seno. Ma siccome i produttori del latte artificiale hanno continuato a perfezionare il latte, presumo che ormai non sia più così e che anche con il biberon i bambini si sveglino di notte, dal momento che centomila madri hanno comprato un famoso libro per far addormentare i bambini e la maggior parte di esse stanno allattando col biberon.
Recentemente sono usciti sul mercato tipi di latte per biberon per il giorno e per la notte: il latte per la notte contiene più triptofano, cercando di imitare il latte materno che di notte appunto contiene una quantità maggiore di triptofano che aiuta i bambini a dormire. Così, un tempo si pensava che i bambini allattati al seno dormissero di meno, ma adesso i fabbricanti di biberon ci hanno dimostrato che è esattamente il contrario: con il latte materno i bambini dormono di più, ma perché questo avvenga devono svegliarsi più volte durante la notte dal momento che non servirebbe a niente che il maggior contenuto di triptofano nel latte della notte, se il bambino non lo prendesse.
22. Cosa si intende per allattamento materno prolungato e che benefici ha esattamente?
Dicono che alcolizzato è colui che beve più del proprio medico, allo stesso modo l’allattamento materno è prolungato quando si allatta al seno più della vicina di casa.
Io definirei prolungato un allattamento che duri oltre i sette anni, ma c’è chi mette questo limite per definizione a due anni, o a uno, o a sei mesi, oppure anche a tre.
I benefici dell’allattamento materno sono gli stessi di prima, vale a dire, a qualsiasi età il latte materno continua ad essere il miglior alimento per il bambino e tanto più la madre allatta al seno, minore sarà per lei il rischio di cancro al seno, cancro alle ovaie o fratture causate dal’osteoporosi. Per non contare la comodità e il risparmio rispetto ad altro latte.
23. L’allattamento materno è fantastico, però per le mamme che lavorano (almeno nelle aziende private), risulta praticamente impossibile continuarlo una volta che si ritorna al lavoro. Lei crede che questo tema verrà mai preso in considerazione? Un saluto.
Speriamo di sì perché la durata della maternità in Spagna è ridicolmente corta rispetto a quanto avviene negli altri Paesi d’Europa. Nel sito www.fedalma.org, si raccolgono le firme per chiedere un permesso di maternità di sei mesi che ovviamente è soltanto un primo passo per arrivare a 9 e a 12.
24. Molte grazie per i suoi libri. Partorirò a settembre e mi sto informando sull’allattamento materno. Mi sono fatta l’idea che nel sistema sanitario pubblico si inizia a sostenere questo tipo di allattamento, ma nel privato ci sono ancora molti ostacoli, salvo rarissime eccezioni. Si dovrebbe fare qualcosa, non crede?
Dipende da dove lei vive perché il sostegno che le può dare il personale sanitario con l’allattamento al seno è una questione individuale che dipende dalle competenze e dagli interessi di ciascuna ostetrica, pediatra o infermiera. Tra gli ospedali amici dei bambini, ce né anche uno privato: la Clinica Dexeus a Barcelona. Per “ospedali amici dei bambini”, intendiamo quelli che favoriscono l’allattamento materno e rispondono a tutta una serie di requisiti: prima poppata in sala parto, bambino nella stanza della madre per tutte le 24 ore, allattamento a richiesta, non dare ciucci, né soluzioni glucosate… Più informazioni sul sito: http://www.ihan.org.es.
25. Buongiorno. Ho sempre avuto il seno molto sensibile e adesso, con la gravidanza, ancora di più. Quasi tutti i lievi sfregamenti rendono la situazione insopportabile. Crede che questo sia un problema al momento di allattare? Grazie.
Ma non saprei. Se ha qualche tipo di eczema al seno, normalmente migliora con un trattamento adeguato. Se si tratta semplicemente di sensibilità agli sfregamenti, ma non vi è nessuna malattia al seno, è possibile che il problema scompaia nel momento in cui suo figlio prenderà il seno, ma bisogna aspettare per vedere che succede.
26. Ho un bambino di due anni e mezzo che non vuole mangiare frutta e verdura. In generale, non è mai stato un gran mangione, ma cerco di non ossessionarmi troppo e di convincermi che i bambini si “”autoregolano”. Ma in realtà la cosa che mi preoccupa è che possa avere una carenza. Quasi tutti i giorni gli offro frutta e verdura ai pasti, nel caso prima o poi gli venisse voglia di mangiarli, lui assaggia e mi dice chiaramente di no.
Non si preoccupi, si può vivere perfettamente senza frutta e senza verdura. Milioni di eschimesi lo dimostrano. Quando non si obbliga un bambino a mangiare, normalmente una volta adulto mangia quasi di tutto. Se si prova ad obbligarli a mangiare frutta, probabilmente otterrà solamente di provocare un tale astio al punto che non mangerà frutta per il resto della sua vita.
27. Ho dedotto da una sua risposta che secondo lei i bambini alimentati con latte materno sono più intelligenti di quelli allattati col biberon. E’ così?
E’ così nella misura in cui i test del coefficiente intellettuale possono stabilire chi è più intelligente e chi meno, cosa che a priori può essere discutibile. Esiste una differenza tra la media dei coefficienti di intelligenza dei bambini allattati al seno e quella dei bambini allattati col biberon. Una media che francamente non credo trovi nessuna applicazione pratica. Però questo è quello che risulta dagli studi scientifici.
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… continua dal post precedente!
10. Buongiorno, vorrei sapere se c’è modo perché il bambino si attacchi meglio al seno perché a me il seno non cresce durante la gravidanza; al mio precedente bambino ho dato il mio latte grazie all’utilizzo del tiralatte perché non si attaccava e adesso sto aspettando un altro figlio e mi piacerebbe allattarlo. Molte grazie.
E’ molto difficile da spiegare in due righe. Ti consiglio di metterti in contatto con un gruppo di madri. Troverai indirizzi e numeri di telefono sul sito www.fedalma.org.
11. Fino a quando è vantaggioso dare il seno al bambino?
Allattare al seno è sempre vantaggioso. Vale a dire che se nel negozio trovassimo allo stesso prezzo latte vaccino e latte di donna, sarebbe una stupidaggine comprare quello vaccino e il latte materno sarebbe buono anche per gli adulti, gli anziani e per tutti.
A nessuna età allattare al seno cessa di avere benefici e, tanto meno, inizia a diventare svantaggioso. Attualmente si raccomanda di offrire altri alimenti, oltre al seno, a partire dai sei mesi.
12. Grazie in anticipo per il suo aiuto. Ho una figlia di due anni che sin dalla nascita prende il seno, complementando il mio latte con altri alimenti ovviamente. E’ sana e serena, ma io inizio ad essere stanca e scomoda. Come mi consiglia di iniziare a svezzarla? (ha un forte istinto ad attaccarsi al seno). Grazie.
Anche se lei non fa nulla, sua figlia finirà per abbandonare il seno però potrebbe tardare ancora alcuni mesi o addirittura anni. Se lei desidera accelerare il processo, è importante darle qualcos’altro in cambio. Il seno non è solo nutrimento, ma implica anche un contatto fisico, affetto, consolazione… E’ necessario dare alla bambina tutto questo in un altro modo. Svezzare un bambino comporta uno sforzo maggiore che allattare. Deve prenderla in braccio di più, occorre cantare più canzoni, portarla più sovente a spasso, giocare di più con lei. L’idea è che si dimentichi di chiedere il seno, ma quando lo chiede la cosa migliore in quel momento è darglielo perché negndoglielo si andrebbe ad aggiungere l’attrazione per il proibito.
13. Buongiorno. Soffro di mastite ad un seno da diversi anni e questo fa si che un seno presenti regolarmente delle secrezioni purulente; attualmente sono incinta. Sussistono problemi per allattare al seno? Sarebbe preferibile evitare l’allattamento materno? Molte grazie.
Una mastite della durata di anni è una cosa molto rara. Dovrebbe visitarla un ginecologo che le potrà dire cosa si deve fare nel suo caso. In generale, con una mastite non solo si può allattare, ma addirittura è preferibile continuare l’allattamento dal momento che, se durante una mastite il seno non si svuota, si potrebbe produrre un ascesso. Nel peggiore dei casi, se il suo problema al seno non dovesse essere esattamente una mastite e non potesse allattare da questo seno, potrebbe comunque sempre allattare suo figlio con il seno sano.
14. Innanzitutto congratulazioni per il suo lavoro e la tua attività. Ho un bambino di 11 mesi che continuo ad allattare al seno, anche grazie ai tuoi consigli. Vorrei sapere se questo nuovo libro [ndr. si tratta di “Un dono per tutta la vita“] è utile per le madri che come me hanno già avviato molto bene l’allattamento oppure se è solamente per le future o neo mamme. Inoltre vorrei dirti che “Il mio bambino non mi mangia” mi è sembrato essere molto utile, mentre non ritengo che “Bésame mucho” sia molto attuale. Mi puoi convincere del contrario? Molte grazie e tante buone cose.
Dal momento che stai già allattando e, a quanto pare, senza problemi, credo che non sia necessario leggere il libro, però dipende dai gusti. Per quanto riguarda il mio libro “Bésame mucho”, avrai visto che non do raccomandazioni su cosa fare e non è un libro di consigli, norme o metodi su come crescere un figlio.
Il mio intento è quello di spiegare perché i bambini sono come sono, perché desiderano stare in braccio, perché vogliono dormire con le loro madri e ritengo che queste cose siano vere tanto adesso come nell’antichità.
15. Cosa è meglio: dare entrambi i seni nella stessa poppata oppure solo uno e l’altro durante la poppata successiva?
E’ meglio seguire ciò che il bambino desidera. Quando finisce col primo seno, gli si offre il secondo: se lo vuole bene, se no anche. Possiamo sapere quando finisce perché si stacca.
16. Potrebbe spiegare le cause delle coliche dei lattanti?
Si parla di colica ad ogni pianto eccessivo durante l’infanzia, ma normalmente questo pianto non ha nulla a che vedere col dolore alla pancia, né con altre malattie. Sicuramente può essere dovuto a moltissime cause. Credo che la più frequente sia la mancanza di contatto fisico. Nelle società in cui i bambini stanno tutto il giorno appesi alle loro madri, non si conoscono le coliche. Inoltre ci sono alcuni casi molto rari dovuti ad allergie.
17. E’ sicuro che un neonato non avverte la fame durante le prime 48 ore della sua vita? Me lo hanno detto al corso di preparazione al parto e mi ha sorpreso moltissimo. Grazie per la sua attenzione.
Non so ciò che può sentire un neonato. Dopotutto le prime 48 ore succhiano il seno ed è stato dimostrato che prendono e ingeriscono il latte. Dunque non so come può qualcuno sapere ciò che prova o non prova un neonato.
18. Quando si possono introdurre i legumi nell’alimentazione? I piselli verdi possono considerarsi legumi? Grazie.
Sì, i piselli verdi possono considerarsi legumi e si possono introdurre nell’alimentazione a partire dai sei mesi. Inizialmente conviene togliere la pelle da piselli, ceci e fagioli perché non si soffochino.
… continua nel prossimo post!
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La scorsa settimana ho postato la recensione del libro “Il mio bambino non mi mangia”, di Carlos Gonzáles.
Qualche tempo fa è stato pubblicato su elmundo.es un articolo in cui, il noto pediatra spagnolo, rispondeva ad una serie di domande sull’allattamento e sull’alimentazione dei bambini.
Si tratta di 27 domande che ho tradotto e che riporterò in queto e nei prossimi due post in quanto ritengo molto utili per tutte le mamme che allattano, per quelle che sono alle preso con lo svezzamento e anche per quelle donne che saranno presto mamme e che, giustamente, approfittano di questi ultimi mesi di tranquillità perprepararsi e documentarsi un po’.
Nel frattempo, per chi di voi volesse leggere l’articolo in lingua originale, lo può trovare al link riportato qui sotto.
Intervista in spagnolo
L’AUTORE
Carlos González, è nato a Zaragoza nel 1960, si è laureato in medicina presso l’Università di Barcellona e si è formato come pediatra presso l’Ospedale Sant Joan de Déu di questa città.
E’ il fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per L’Allattamento Materno, attualmente tiene corsi sull’allattamento per personale sanitario.
Scrive e traduce libri sul tema; da due anni è responsabile della rubrica sull’allattamento materno della rivista Ser Padres.
Sposato con tre figli, vive a Hospitalet de Lobregat (Barcellona).
INTERVISTA - Prima parte
1. Buongiorno dottore, sto aspettando il mio terzo figlio, con il primo avevo moltissimo latte, con il secondo decisamente meno… devo aspettarmi che con il terzo avrò ancora meno latte??? Grazie molte!!
La quantità di latte che esce è esattamente quella di cui il bambino ha bisogno quando lo si allatta a richiesta. Non so cosa ti spinge a pensare che hai avuto meno latte. Se lo dici perché il bambino chiedeva il seno più spesso, probabilmente è stato proprio il contrario e hai avuto più latte.
2. Mia figlia di nove mesi sta al di sotto del percentile 3. Da quando è nata e fino a tre mesi di età ha avuto un percentile di 10. A partire dal primo trimestre è stata allattata ogni tre ore e un quarto, così come mi ha consigliato il pediatra. Dal quinto mese ho iniziato di nuovo ad allattarla a richiesta e ho continuato ad allattare in modo esclusivo a richiesta fino al sesto mese. Attualmente le do il seno, niente pappe e ho iniziato con il cibo a pezzetti, benché ne mangi in poca quantità. Il pediatra dice che è sana anche se stiamo aspettando i risultati di alcune analisi per escludere una malattia.
La mia domanda è: ha influito il periodo di allattamento a orario sul peso e sullo sviluppo della bambina? Quali sono i cibi solidi che devo proporle con priorità?
Se avesse influito lo avresti notato: se quando sei tornata a dare il latte a richiesta avesse mangiato più di prima, allora forse aveva fame; ma se mangiava più o meno lo stesso o di meno, probabilmente è perché non ha influenzato.
A nove mesi può mangiare praticamente di tutto, benché sarebbe meglio non darle ancora latte vaccino, i suoi derivati, pesce e uovo fino all’anno di età. Tra la varietà di cose che può mangiare, sarà lei a scegliere ciò che più le piace e nella quantità che desidera.
3. Salve Carlos. Allatto al seno mia figlia da due settimane e da due giorni ho notato che ha la lingua bianca. Mi hanno detto che potrebbero essere funghi, che rimedi posso adottare?
Quella che normalmente viene chiamata “lingua bianca” è una situazione normale, i funghi hanno un aspetto differente. Se è stato il pediatra a dirti che sono funghi, sarà lui a darti la cura. Se te l’ha detto qualcun altro, allora è meglio che la veda il pediatra.
4. Salve. Sono rimasto sorpreso che ci sia un’Associazione per questa causa. Mi potrebbe dire quali sono le ragioni della sua esistenza?
In Spagna la maggior parte delle donne allattano al seno meno tempo di quanto vorrebbero e questo dimostra che è necessario fare qualcosa perché le donne possano liberamente allattare fin quando lo desiderano. Nella nostra Associazione ci dedichiamo soprattutto a fare corsi sull’allattamento materno per il personale sanitario e a pubblicare video e libri. L’obiettivo è aiutare le madri ad allattare per tutto il tempo che vogliono.
5. Cosa significa esattamente “allattare a richiesta”?
Significa offrire il seno al bambino ogni volta che lui vuole e per tutto il tempo che lo desidera senza preoccuparsi dell’orologio. Non c’è che da aspettare che pianga. Normalmente, un po’ prima di iniziare a piangere, iniziano a cercare il seno “con le buone”.
6. Buongiorno. Sono un medico e, come tale, ho sempre studiato e ho riportato alle mie pazienti che con l’allattamento materno non è necessario l’apporto di acqua poiché il bambino regola attraverso il meccanismo della suzione, la composizione del latte. Tuttavia l’altro giorno ho sentito una donna dire che in estate occorre invece dare acqua ai bambini, anche a quelli allattati esclusivamente al seno. Sono confusa, qual è la sua opinione in merito? Grazie.
In generale, un bambino che prende il latte a richiesta, giorno e notte, esclusivamente al seno, non ha bisogno di acqua, a meno che non abbia febbre o diarrea. Persino i beduini del deserto si è visto che non hanno bisogno di acqua. Ciò non toglie che, eccezionalmente, se fa molto cado e sembra che il bambino abbia sete, gli si può offrire dell’acqua dopo il seno. Ricordo di un bambino che quasi non si disidratava perché lo avevano lasciato completamente vestito e chiuso nella culla messa sotto il sole che entrava da una finestra e vicino ad un radiatore acceso.
7. Buongiorno. E’ necessario prendere il supplemento di iodio durante l’allattamento o non è importante? Io non lo prendo e mia figlia è curiosa e sveglia.
In Spagna e in tutta Europa esiste una percentuale molto elevata di deficit di iodio. Tutti quanti dovrebbero sempre assumere sale iodato, ma nonostante tutto la maggior parte delle madri non arrivano a coprire il fabbisogno durante la gravidanza e l’allattamento, che è di gran lunga superiore a quello di altri periodi.
Per questo si raccomanda di assumere da 100 a 200 microgrammi di iodio al giorno durante la gravidanza e l’allattamento. Questa quantità non è pericolosa per le persone che già hanno iodio a sufficienza, applicando iodio su una ferita si assorbe una quantità di iodio cento colte superiore a quella contenuta in queste pastiglie.
8. Salve. Posso assumere medicinali antivarici durante l’allattamento al seno?
Non conosco nessun farmaco antivarici che serva a qualcosa e non so a quale lei si riferisca. Alla pagina web www.e-lactancia.org, può consultare la compatibilità di qualsiasi farmaco con l’allattamento.
9. Buongiorno, è sicuro del fatto che la mancanza di allattamento materno influisca negativamente sullo sviluppo del sistema immunitario del bambino, così come su quello intellettivo? Grazie.
Beh, sì. Da un lato il latte materno apporta difese immunitarie al bambino nel periodo in cui le sue proprie difese ancora sono in via di sviluppo; dall’altra parte le difese proprie del bambino si sviluppano meglio con l’allattamento materno. Inoltre, diversi studi hanno messo in evidenza lo stretto rapporto tra la durata dell’allattamento e il coefficiente intellettivo degli scolari.
… continua nel prossimo post!
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IL MIO BAMBINO NON MI MANGIA
Consigli per prevenire e risolvere il problema
200 pagine - € 14,90
Se anche voi vi trovate spesso nella situazione di dover costringere i vostri figli a mangiare, rincorrendoli con cucchiai colmi di pappa, corrompendoli o ricorrendo ai più ingegnosi e curiosi stratagemmi (piattini decorati, favole mozzafiato, portate attraenti come opere d’arte…) questo libro fa proprio al caso vostro.
In modo particolare lo consiglio a tutte quelle mamme (e siamo in molte) che vivono con ansia o addirittura con disperazione l’ora dei pasti dei propri bambini.
“Il mio bambino non mi mangia” è una delle frasi che i pediatri si sentono ripetere più frequentemente.
Il libro ci illustra la tesi del pediatra spagnolo Carlos Gonzales: l’inappetenza è un problema di equilibrio tra quello che il bambino mangia e ciò che sua madre si aspetta che mangi.
In realtà è l’appetito che regola la quantità e la qualità del cibo che il bambino mangia, autoregolandosi in base ai propri bisogni.
Il sottotitolo può trarre in inganno chi si aspetta di trovare, tra le pagine del libro, qualche trucco o consiglio per stimolare l’appetito dei bambini.
L’intento del dottor Gonzales è quello di aiutare i grandi e i piccini a vivere serenamente l’ora dei pasti, semplicemente insegnando ai genitori a rispettare le preferenze e le necessità alimentari dei propri figli.
Non viene svelato nessun segreto, dunque, per far si che i bambini mangino di più; bensì viene approfondita l’idea centrale del libro secondo la quale non bisogna mai, in nessun modo, costringere il bambino a mangiare, nel rispetto dei suoi naturali bisogni e della sua innata capacità di autoregolarsi col cibo.
I genitori si devono responsabilmente limitare a offrire ai figli una varietà di cibi sani; ma saranno i bambini a scegliere, tra questi, cosa e quanto mangiare, in base alle proprie necessità.
Questa teoria viene supportata da basi scientifiche che l’autore illustra in modo esauriente e nello stesso tempo comprensibile a tutti.
L’ironia che fa da sfondo al testo, aiuta il lettore a sdrammatizzare un problema che viene generalmente vissuto, in modo particolare dalle madri, con grande ansia e frustrazione.
Inoltre è una lettura adatta alle donne in gravidanza che stanno per intraprendere l’allattamento: è proprio allattando al seno, infatti, che viene favorito l’instaurarsi del rapporto di fiducia reciproca che permetterà alle madri di fidarsi delle capacità di autoregolazione dei figli.
Carlos Gonzales è fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno e tiene corsi sull’allattamento rivolti al personale sanitario. Inoltre scrive e traduce libri sul tema e, non a caso, anche in questo libro viene dato grande spazio a questo argomento.
La prefazione è stata curata dalla Leche League Italia, la lega per l’allattamento materno, un’associazione di volontariato che opera dando informazioni e sostegno alle madri che allattano, offrendo consulenze telefoniche e gruppi d’incontro.
Se state per diventare o siete già mamme troverete nel libro preziosi consigli e informazioni sull’allattamento (seno e artificiale), sullo svezzamento, sull’alimentazione, sulle curve di crescita percentili e sulla loro interpretazione e su ciò che non bisogna fare all’ora dei pasti; il tutto farcito con una buona dose di humour che rende la lettura divertente e scorrevole.
Utilità e divertimento: un buon connubio per tutte le mamme che potranno così ritagliarsi un po’ di tempo per rilassarsi, continuando nel contempo a pensare ai figli!
Dello stesso autore:
Bésame mucho
Un dono per tutta la vita
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