Archives for Attualità category

Un nuovo studio ha suggerito che dormire bene, tutte le notti, proteggerebbe i bambini dall’essere adulti obesi.
Un equipe di ricercatori ha studiato più di 1000 persone, dalla nascita fino ai 32 anni di età, e ha trovato che quelle che avevano dormito poche ore durante l’infanzia erano più propense delle altre a diventare adulti obesi.

Anche dopo aver considerato altri fattori come il peso infantile, le ore trascorse davanti alla televisione e il livello di attività fisica in età adulta, questa relazione tra la mancanza di sonno e il rischio di obesità si manterrebbe per tutta la vita.
Questo risultato rafforza l’idea secondo la quale le abitudini precoci del sonno si ripercuotono direttamente sul peso a lungo termine, ha affermato l’autore principale di questo studio, il dottor Robert John Hancox, il quale ha dichiarato che “benchè non possiamo provare che questa sia una relazione causa – effetto, lo studio è una prova evidente che le cose stiano in questi termini”.

Molti studi effettuati in precedenza trovarono che gli adulti e i bambini che dormono poche ore corrono un alto rischio di essere in sovrappeso. Tuttavia Hancox ha evidenziato che questo è il primo studio che dimostra questa relazione a lungo termine.
Lo studio ha preso in considerazione 1037 uomini e donne seguiti dalla nascita, tra il 1972 e il 1973, fino ai 32 anni di età. All’età di 5, 7, 9 e 11 anni, i loro genitori riferirono gli orari in cui abitualmente i loro figli andavano a dormire e si svegliavano.
I ricercatori trovarono che nella misura in cui diminuiva la quantità di ore di sonno nei bambini, aumentava l’indice di massa corporale (IMC) in età adulta. L’IMC è una misura del peso un rapporto con la statura. Ovvero gli adulti che avevano dormito poche ore durante l’infanzia (meno di 11 ore per notte), avevano un IMC maggiore di quelli che avevano dormito un numero di ore superiore.

Un inadeguato riposo durante l’infanzia avrebbe conseguenze a lungo termine”, ha spiegato Hancox. I risultati suggeriscono che il controllo del peso sarebbe un motivo in più per cui i bambini dovrebbero dormire bene la notte. Gli esperti raccomandano un sonno della durata di 11 ore per i bambini tra i 5 e i 12 anni; gli adolescenti dovrebbero dormire invece tra le 8.5 e 9.5 ore. Oggi i bambini stanno dormendo meno delle generazioni precedenti, ha segnalato Hancox e ha aggiunto che questa tendenza starebbe promuovendo un aumento dei casi di obesità.

Nessuno sa con certezza perchè la mancanza di sonno è associata ad un maggior peso corporale. Secondo una teoria basata su studi del sonno eseguiti in laboratorio, la mancanza di ore di sonno sarebbe responsabile di un’alterazione del normale equilibrio degli ormoni che stimolano e riducono l’appetito. Inoltre i bambini sonnolenti sarebbero troppo stanchi per fare attività fisica durante il giorno.

Print This Post Print This Post

Un recente studio realizzato in Bangladesh ha dimostrato che vaccinare contro l’influenza una donna incinta al terzo trimestre di gravidanza può aiutare a proteggere da infezioni potenzialmente mortali sia la madre che il bambino fino ai 5 mesi successivi al parto.

Lo studio, sembra dunque appurare la validità di una raccomandazione statunitense di vecchia data secondo la quale le donne in gravidanza dovrebbero vaccinarsi contro l’influenza, mentre invece è meglio non vaccinare i bambini più piccoli di sei mesi.

Da dati sperimentali risulta che una sola dose di vaccino contro l’influenza somministrata alla madre, comporta un notevole beneficio sia per la donna stessa che per il feto: così ha scritto lo staff diretto dal Dottor Mark C. Steinhoff, della facoltà della salute pubblica Bloomberg dell’Università Johns Hopkins di Baltimora. Lo studio è stato pubblicato nel New England Journal of Medicine del 17 settembre; in esso l’equipe di Steinhoff ha evidenziato che l’infezione dovuta al virus influenzale nella madre in gravidanza può comportare gravi rischi sia per lei che per il suo bambino, come ad esempio malformazioni fetali o addirittura la morte. Inoltre, nei più piccini l’influenza può comportare lo sviluppo della polmonite batterica o delle otiti e, fanno notare gli autori, “le morti conseguenti all’influenza durante l’infanzia sono più frequenti tra i bambini minori di sei mesi”.

Il vaccino anti influenzale è raccomandato alle donne incinte e ai bambini di età compresa tra i 6 e i 24 mesi, ma non per quelli più piccoli. E’ noto, tuttavia, che il feto possa acquisire una parziale immunità al virus influenzale a partire dagli anticorpi della madre che passano anche nella circolazione fetale. E dunque, si è ceracto di capire se gli anticorpi stimolati dal vaccino contro l’influenza somministrato alla madre, possano proteggere anche il bebè.

Per verificarlo, lo staff di Steinhoff ha seguito un gruppo di 340 coppie di madri e figli del Bangladesh tra il 2004 e il 2005. La metà di queste donne furono vaccinate contro l’influenza durante il terzo trimestre di gravidanza e l’altra metà contro lo pneumococco (microorganismo responsabile della polmonite). Durante le 24 settimane successive al parto, gli studiosi monitorarono l’incidenza di malattie respiratorie tra madri e bambini. Alla nascita i bambini furono sottoposti alle normali pratiche di profilassi, ma non furono ovviamente vaccinati contro l’influenza.

Si è trovato che, “l’immunità della madre ha ridotto significativamente la percentuale di casi di influenza nei bambini”. In pratica, tra il gruppo trattato con i vaccini, il laboratorio confermò sei casi di influenza, mentre nell’altra metà i casi furono 16. Ciò significa che l’efficacia della somministrazione è stata del 63% durante il primo semestre di vita dei bambini. Si ridussero anche le malattie respiratorie accompagnate da febbre, tanto nelle madri (36%), come nei loro figli (29%). Ciò vuol dire che “cinque donne devono essere vaccinate per prevenire un solo caso di malattia respiratoria nella madre o nel bambino (…) e un po’ meno di 16 per evitare un caso di influenza”.

Si è calcolato che, nonostante le attuali raccomandazioni, sono ancora poche le donne incinte che vengono vaccinate contro l’influenza. Al momento di prendere qualsiasi decisione terapeutica, bisogna infatti considerare che la gravidanza è un momento particolarmente delicato. La mancanza di certezze riguardo a come i farmaci agiscono sul feto, l’appurata vulnerabilità del feto stesso e il timore delle madri di fronte alle possibili conseguenze, limitano le possibilità di trattamento e di prevenzione nelle gestanti. Dunque, nonostante le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Salute del 2005, molte donne sono ancora restie a vaccinarsi contro l’influenza.

Lo studio del Dottor Steinhoff, il primo che sia mai stato relizzato su questa tematica, offre quella che si può definire una ”prova evidente del fatto che si debba appoggiare la strategia delle vaccinazioni delle donne in gravidanza per prevenire l’influenza nei bambini piccoli e nelle loro madri”.

Pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine

Print This Post Print This Post

Silvia Calabrese, una donna di 31 anni, è morta lo scorso lunedì alla Clinica Universitaria Sant’Anna di Torino, cinque ore dopo aver dato alla luce suo figlio Cristian a seguito di un taglio cesareo.

La donna era al termine della sua prima gravidanza e, nel pomeriggio di domenica, era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale con le doglie.
Intorno alla mezzanotte le era stato praticato un cesareo d’emergenza che sembrava essere andato bene.
Cinque ore dopo, improvvisamente e inspiegabilmente, Silvia si è sentita male ed è morta; il suo bambino, nato di tre chili e mezzo, fortunatamente sta bene.

Una fine inaccettabile e assurda per i famigliari della donna che parlano di soccorsi poco temperstivi.
Il personale ospedaliero ovviamente respinge tali accuse, ma non è in grado di fornire spiegazioni in merito al decesso.

Massimo Moscarini, ginecologo dell’Università la Sapienza di Roma, ha dichiarato che la morte improvvisa potrebbe essere dovuta ad una patologia della donna non clinicamente manifesta.
Una patologia sconosciuta, ad esempio cardiaca o polmonare, che la gravidanza o la stessa anestesia potrebbero aver ulteriormente aggravato.

Silvio Viale, il ginecologo dell’ospedale Sant’Anna di Torino, dice di essere il primo a voler capire le cause del decesso che verranno chiarite a seguito dell’autopsia.
Inoltre sottolinea che le cause delle morti a seguito di parto, purtroppo non ancora scomparse del tutto, non sono praticamente mai attribuibili a errori medici: in gravidanza un rischio, pur molto basso, esiste sempre.

Print This Post Print This Post

riccardobellani.jpg

Qualche tempo fa, il servizio “Indignato speciale” del TG5 delle 13.00 ci ha raccontato la storia di Riccardo Bellani, il “piccolo leoncino” di Busto Arsizio.

LA STORIA DI RICCARDO

A raccontarci la triste storia di Riccardo è la mamma Milva: Riccardo è nato il 10 agosto 2004 a seguito di un parto molto problematico.
Il piccolo è venuto alla luce privo di parametri vitali a causa di un improvviso distacco della placenta e del cordone ombelicale.
Nel servizio, Milva accenna ad un ritardo nel soccorso in ospedale, ma niente di più: non ci sono recriminazioni nelle parole di questa mamma così dolce e allo stesso tempo forte e coraggiosa.
Riccardo è vivo per miracolo, viene rianimato e intubato nel reparto di terapia intensiva neonatale.
Una volta a casa è un continuo via vai dall’ospedale, per problemi respiratori e polmoniti varie e durante i primi 10 mesi di vita viene alimentato attraverso un sondino.
Inoltre, sin da subito, ha iniziato ad accusare crisi epilettiche con cadenza di una ogni 2 -3 giorni e della durata di circa 5 minuti, ma fortunatamente senza perdita di conoscenza.
A luglio del 2005 è stato ricoverato per circa un mese e mezzo presso l’Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta di Milano, dove è stato sottoposto ad accertamenti ed è stato curato con dosi massicce di cortisone.
Le crisi epilettiche sono scomparse quasi del tutto e gli è stata diagnosticata la Sindrome di West secondaria ad una grave encefalopatia fetoconnatale.
La mancanza di ossigeno conseguente ai problemi del parto ha causato danni ad uno dei due ventricoli celebrali, distruggendone le cellule.
Ciò ha causato al piccolo Riccardo una mancanza totale di coordinamento motorio del capo, degli arti inferiori e di quelli superiori, nonché una serie di problemi visivi e uditivi.
Ad agosto Riccardo compirà 4 anni: sono stati anni sofferti e lunghi ma il “piccolo leoncino” ha una forza di vita impressionante ed è sostenuto dall’amore di mamma Milva e papà Roberto che non si rassegnano al pessimismo medico e all’assenza di miglioramenti, ma continuano a lottare e a fare il possibile per garantire al loro piccino un futuro e una vita migliore.

LA SINDROME DI WEST

La Sindrome di West è una forma di encefalopatia epilettica infantile, relativamente rara, anche chiamata spasmo infantile.
Prende il suo nome al dottor West, un medico inglese del diciannovesimo secolo che per primo descrisse questa malattia dopo averla diagnosticata a sua figlia.
La sindrome di West si manifesta in bambini piccolissimi, in genere tra i 4 e i 7 mesi, e costituisce oltre la metà delle epilessie che si manifestano nel primo anno di vita.
E’ caratterizzata da: spasmi, grave perturbazione dell’elettroencefalogramma e arresto psicomotorio.
Gli spasmi si caratterizzano, dal punto di vista clinico, per una contrazione brusca bilaterale e di breve durata che coinvolge gran parte della muscolatura del corpo e si presentano qualche volta isolati, altre volte in sequenza, più frequentemente al risveglio o in fase di addormentamento.
Il quadro EEG tipico viene definito col termine di ipsaritmia, ed è caratterizzato da un’attività cerebrale anormale, con una disorganizzazione globale dell’attività di fondo.
Il tracciato cambia irregolarmente ad ogni istante, sia in durata che in forma, senza mai prendere un aspetto ritmico ripetitivo.
Se la sindrome si manifesta in bambini altrimenti normali, si definisce “primaria” o “criptogenica” e le sue cause non sono ancora del tutto note.
Se invece la sindrome è conseguente a malattie metaboliche o, come nel caso di Riccardo, a malformazioni cerebrali dovute al parto, è detta “secondaria”.
La prognosi risulta, nella maggior parte dei casi, negativa: è segnalata una mortalità fino al 30% dei casi e, nei casi non trattati, l’evoluzione dopo il primo anno di vita è verso un’encefalopatia epilettica intrattabile associata a ritardo mentale.

L’OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA

Oltre alla terapia farmacologica, è stato dimostrato che un grande aiuto per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da encefalopatia deriva dall’ossigenoterapia iperbarica (OTI).
In cosa consiste questa terapia?
IPER è un prefisso che indica l’incremento di qualcosa in termini qualitativi o quantitativi, BARICA è un termine che significa pressione.
L’ossigenoterapia iperbarica, dunque, è una terapia che si basa sull’utilizzo di ossigeno puro al 100% in un ambiente (camera iperbarica) dove la pressione atmosferica viene mantenuta maggiore di quella al livello del mare.
L’aria che normalmente respiriamo contiene solamente il 19 – 21% di questo indispensabile elemento; con l’OTI la concentrazione di ossigeno puro che viene dissolta nel sangue viene drasticamente aumentata senza dispendio energetico.
I benefici dell’ossigeno si ripercuotono oltre che sul sangue, anche su tutti gli altri fluidi del corpo, come la linfa vitale e il liquido cerebrospinale.
L’ossigeno può: raggiungere ossa e tessuti inaccessibili ai globuli rossi (la cui funzione principale è proprio quella di trasportare l’ossigeno ai tessuti), migliorare le funzionalità dei globuli bianchi che diventano più attivi e promuovere la formazione di nuovi capillari e vasi sanguigni periferici.
Questo elemento è indispensabile al metabolismo cellulare e pertanto, in condizioni normobariche, una riduzione del flusso ematico, un aumento della distanza fra capillare e cellula (edema infiammatorio o da stasi), lesioni fisico-chimiche o qualsiasi alterazione del trasporto o della diffusione dell’ossigeno, provocano sofferenza o morte cellulare.
Per questi motivi l’ossigenoterapia iperbarica viene largamente impiegata nel controllo delle infezioni e al fine di accelerare la guarigione di una vasta gamma di problematiche. Questa terapia viene utilizzata anche per varie malattie o infortuni connessi con ipossia (mancanza di ossigeno) a livello del tessuto cellulare.
Nella camera iperbarica si ottiene un aumento della frazione di ossigeno disciolta nel plasma (che è la frazione più rapidamente utilizzabile dalle cellule) e, di conseguenza, una sua diffusione più rapida ed in maggior quantità nei liquidi extra ed intracellulari supplendo così ad una insufficienza circolatoria meccanica e metabolica.
Quando la terapia è praticata da medici accreditati e professionali, è estremamente sicura ed efficace.

L’OSSIGENOTERAPIA IN ITALIA

In Italia, così pure come in Europa e a livello internazionale, la terapia iperbarica è accreditata, riconosciuta e molto diffusa per un certo numero di patologie.
Moltissime sono le strutture sanitarie dotate di camera iperbarica distribuite sul territorio nazionale, tuttavia la terapia non viene ancora praticata sul fronte neurologico.
Al contrario, gli USA risultano più specializzati nell’applicare questa terapia a livello sperimentale e in ambiti più all’avanguardia rispetto a quelli europei.
Attualmente l’ossigenoterapia iperbarica non viene prescritta in Italia per la specifica trattazione delle lesioni cerebrali: non perchè si ritenga che non funzioni, ma solo perchè la sanità italiana non ha ancora avuto modo di sperimentare autonomamente l’efficacia della terapia in specifico rapporto alle lesioni cerebrali.

Qui potete trovare maggiori informazioni in merito:
http://www.studio-pinaffo.it/ossigenoterapia-iperbarica-lesioni-cerebrali.html

DOVE SI PUO’ CURARE RICCARDO

I genitori di Riccardo, nonostante l’indifferenza totale e la mancanza d’informazione in merito alla loro realtà, non si sono arresi: si sono informati, specializzati e hanno conosciuto famiglie dalla realtà simile alla loro; ed è proprio grazie ad un contatto di questo genere che sono venuti a conoscenza della clinica del dott. NEUBAUER in Florida.
Il lavoro pionieristico del dottor Neubauer nel campo del trattamento delle lesioni cerebrali e l’esperienza dell’Ocean Hyperbaric Neurologic Center (OHNC) sono di fama internazionale.
A lui e al suo centro si rivolgono pazienti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali, come Riccardo, hanno avuto poca o nessuna speranza di recupero dalla medicina tradizionale.
L’OHNC è stato il primo centro a specializzarsi nelle applicazioni in campo neurologico dell’ossigenazione iperbarica e ad applicare questo trattamento al recupero dei danni cerbrali quali: ictus, coma, trauma cranico, paralisi cerebrale, encefalopatia anossica e sclerosi multipla.
E’ stato anche il primo centro al mondo a trattare con successo le malattie mitocondriali tramite ossigeno iperbarico.
I risultati ottenuti presso l’OHNC sono tangibili e aprono una speranza al futuro della terapia iperbarica nel campo della riabilitazione neurologica.
La terapia con ossigeno iperbarico, mediante un efficiente sistema di erogazione di ossigeno, l’elemento più importante per la vita di ogni cellula del cervello e del corpo umano, può garantire una migliore qualità di vita a molti pazienti e può dare una speranza in più al piccolo Riccardo.
Purtroppo il costo della terapia è molto elevato (circa 600.000 euro) e, da soli, i genitori non possono sostenere una tale spesa!
Ma non per questo si sono persi d’animo: mamma Milva ha organizzato tantissime iniziative, tra cui un Blog e un sito, per raccogliere fondi in aiuto del suo bambino.
Gli indirizzi sono:
http://blog.libero.it/RICCARDOBELLANI/
www.riccardobellani.it

DONAZIONI

Se anche voi volete dare un aiuto e una speranza al piccolo Riccardo, qui potete trovare gli estremi per fare una donazione:
http://www.riccardobellani.it/pages/donazioni.htm

La bufala di Ashley Flores

Questa mattina nella mia casella di posta elettronica ho ricevuto una mail dal titolo “Aiuto per sparizione“, contenente un file Word in allegato: disparitionIT.doc.

Il file contiene l’appello strappalacrime della mamma di una bambina tredicenne, Ashley Flores, scomparsa un paio di settimane fa, di cui riporto il testo:

Mia figlia di 13 anni, Ashley Flores, est scomparsa da due settimane.
Può succedere che se tutti fanno girare questo messaggio, qualcuno vedrà questa bambina.
Così facendo una bambina scomparsa di Steven Point è stata ritrovata anche facendo circolare la sua foto alla televisione.
Internet circola anche oltre-mare, in Sud America, Canada ecc.
Per favore fate inoltrate questo messaggio a tutte le persone della vostra rubrica.
Grazie a Dio e a tutto ciò che di spirituale esiste, questa bambina sarà ritrovata.
Chiedo a tutti, supplico tutti, per favore, di far girare il più possibile questa immagine.
Non è ancora troppo tardi.
PER FAVORE AIUTATECI
Chiunque sia in grado di dare delle informazioni al riguardo, per favore mi contatti : HelpfindAshleyFlores@yahoo.com
Includo la foto di mia figlia. Tutte le vostre preghiere saranno preziose !!!
Sono sufficienti 2 minuti per far circolare il messaggio.
Se si trattasse di vostro figlio farete l’impossibile per ottenere dell’aiuto !!!

Siccome in passato molte volte sono ingenuamente cascata nella trappola delle catene di Sant’Antonio, prima di diffondere la notizia questa volta mi sono documentata: è stata sufficiente una breve ricerca su Google per avere la conferma del fatto che non c’è niente di vero!

Se volete saperne di più, andate all’indirizzo:
http://attivissimo.blogspot.com/2008_04_01_archive.html
dove potete trovare un articolo che “smaschera” dettagliatamente la bufala.

Ogni giorno le nostre caselle di posta elettronica sono inondate da email indesiderate.
I mittenti sono per lo più sconosciuti, ma alle volte questi messaggi possono arrivarci dai computer dei nostri amici, a loro insaputa.
Si tratta di messaggi pubblicitari (spam), virus che possono danneggiare più o meno gravemente il nostro PC e bufale che, a differenza dei virus, non possono divulgarsi autonomanente.
Per questo motivo, i “bidoni” (hoax in gergo), per diffondersi nella rete usano la strategia delle catene di Sant’Antonio.

Ma che scopo hanno queste bufale?
Se la catena non venisse fermata, si verificherebbe uno scambio abnorme di messaggi che si moltiplicherebbero in modo esponenziale e andrebbero a intasare le caselle di posta.
Ogni e-mail porta con sè un elenco considerevole di altri indirizzi che hanno ricevuto il messaggio della catena e questo è un vantaggio per gli spammer che sono alla costante ricerca di nuovi indirizzi ai quali inviare pubblicità non richiesta.

I messaggi riguardano gli argomenti più disparati: messaggi allarmistici, falsi virus informatici e, come in questo caso, deplorevoli appelli di solidarietà che fanno leva sul buon cuore e sull’altruismo delle persone.

Oggi Internet è un potentissimo strumento di comunicazione e di informazione e permette, a chi ne fa un corretto uso, di poter condividere informazioni che possono servire per sviluppare e migliorare i propri interessi anche nel campo sociale.
Anche la Chiesa e le organizzazioni umanitarie, mondiali e locali, hanno compreso l’importanza di questo strumento come mezzo di comunicazione e la solidarietà, dunque, potrebbe navigare comodamente sulla rete Internet emanando messaggi positivi e informazioni preziose.

Ma come tutti gli strumenti potenti, anche Internet se arriva nelle mani sbagliate, può essere dannoso e questa “spazzatura” che circola in rete purtroppo toglie credibilità ai veri appelli di aiuto e solidarietà per le persone realmente scomparse o ammalate.

Link attendibili:

http://www.bambiniscomparsi.it/

http://www.troviamoibambini.it/index.php

FESTA DELLA MAMMA

maternita_ok.jpg

L’11 maggio 2008, in Italia e in molti altri Paesi del mondo, si celebra la Festa della Mamma e i figli, grandi e piccini, portano dolci, regali e fiori alle loro mamme a testimonianza del loro affetto e della loro riconoscenza.

Questa festa, che si è tramandata nei secoli, ha origini antichissime che si perdono nei popoli, fino a risalire agli antichi greci ed agli antichi romani che, proprio in questo periodo dell’anno, celebravano le divinità legate alla fertilità.

Sin da tempi antichissimi, infatti, esisteva un tipo di “religione” prettamente femminile che si rivolgeva alla Madre Natura, la Madre Cosmica che veniva festeggiata nel mese di maggio, in concomitanza col risveglio della natura.

Con la primavera esplodono colori e profumi e il mondo contadino e pastorale, la cui vita è sempre stata profondamente legata alle stagioni ed al clima, non poteva che salutare con grandi festeggiamenti la fine dell’inverno e la prossima maturazione dei raccolti, ai quali avevano lavorato nei mesi più freddi.

GLI ANTICHI GRECI E LA DEA REA

Già gli antichi Greci dedicavano alle loro genitrici un giorno dell’anno, festeggiando la dea Rea, sorella e moglie di Crono e madre di Zeus.

Secondo la leggenda, Crono temeva la profezia secondo la quale un giorno sarebbe stato spodestato da suo figlio.
Nel disperato tentativo di opporsi al suo destino, Crono ingoiava tutti i figli che però, essendo immortali, non morivano, ma rimanevano imprigionati nelle fauci di Crono.
Incinta dal sesto figlio, Rea decise di nascondersi in una caverna del monte Ida, nell’isola di Creta, dove in gran segreto partorì Zeus.
Tornata da Crono gli portò un fagottino contenente una pietra, che Crono ingoiò pensando fosse suo figlio.
Divenuto adulto, Zeus costrinse il padre a vomitare la pietra e gli altri cinque figli di Rea: Poseidone, dio del mare; Ade, dio dei morti; Estia e Demetra, dee della terra; ed Era, dea del matrimonio, che divenne la sposa di Zeus.

GLI ANTICHI ROMANI E LA DEA CIBELE

Nella mitologia romana, Rea era identificata con Cibele, personificazione della Madre Terra, divinità della natura e della fertilità, protettrice della vegetazione e dell’agricoltura, venerata come grande madre degli dei.

Così come nella mitologia Greca, Cibele era ritenuta la madre di Giove (Zeus), Giunone (Era), Nettuno(Poseidone), Cerere (Demetra) e Plutone (Ade).

Le feste celebrate in onore della nascita e della maternità venivano chiamate Floralia, in onore di Flora, la dea che aveva la funzione di proteggere le piante e gli alberi nel periodo della fioritura.
Per salutare l’arrivo di maggio e della primavera veniva dedicata un’intera settimana a queste festività.

LA FESTA DELLA MAMMA NEL CRISTIANESIMO

Questa festa pagana, con il diffondersi del cristianesimo, venne acquisita dalla Chiesa, divenendo il giorno in cui si celebrava Maria, la Mamma per eccellenza, Madre di Gesù e della Chiesa, forza spirituale della vita e protezione dal male.
La sostituzione del culto di Cibele con il culto della Madonna sembra sia avvenuto fin dalla nascita della Chiesa cristiana e, ancora oggi, il mese dedicato a Maria è proprio il mese di maggio.

INGHILTERRA 1600

In Inghilterra, nel 1600, la quarta domenica di Quaresima veniva celebrato il Mothering Sunday (domenica della mamma).

A quell’epoca molti appartenenti alle classi più povere lavoravano come servitori per le famiglie ricche e nobili e vivevano nelle case dei loro padroni.
Nel giorno del Mothering Sunday avevano un giorno libero per tornare a casa, passare un po’ di tempo con i loro genitori, onorare la propria madre e offrirle il tradizionale dolce Mothering Cake (torta per la mamma).

Questa festività, che cade sempre in marzo, si è tramandata nel tempo ed è arrivata fino ai giorni nostri.

STATI UNITI 1914

In realtà la festa della mamma, che quasi tutto il mondo festeggia la seconda domenica di maggio, ha origine negli Stati Uniti.

Nel 1907, una donna di Philadelphia, Ana Jarvis, in moemoria della morte di sua madre, voleva che venisse celebrata una festa nazionale dedicata alle madri, in modo che tutti i figli potessero dimostrare attenzione e affetto alla propria mamma mentre questa era ancora viva.
I sostenitori della Jarvis iniziarono quindi a scrivere a ministri e uomini d’affari per proporre la festa come giorno nazionale e, già dal 1911, l‘usanza si era diffusa in quasi tutti gli Stati americani.
Sul finire del 1914, il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson ufficializzò la festa come festività nazionale, da tenersi ogni anno nella seconda domenica di maggio.
Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse.

LA FESTA DELLA MAMMA NEL MONDO

Oltre agli Stati Uniti, anche la Danimarca, la Finlandia, la Turchia, l’Australia e il Belgio celebrano la Festa della Mamma la seconda domenica di maggio.
In Norvegia viene celebrata la seconda domenica di febbraio, in Argentina la seconda di ottobre; in Francia la festa della mamma cade l’ultima domenica di maggio, quando si festeggia il compleanno della famiglia.
In Italia la Festa della Mamma si festeggia la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti.

Anche se non tutti paesi festeggiano la seconda domenica di maggio, l’usanza di regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte è quasi mondialmente diffusa.
Oltre ai fiori, anche i cioccolatini e i profumi sono un regalo classico per la Festa della mamma!
In Olanda, ad esempio, si regalano i tulipani, in Francia i mughetti; in Austria cani, gatti e cavalli vengono ornati con i narcisi.

E voi, come festeggiate la Festa della Mamma?

Quali sono le tradizioni che dalle vostre parti contraddistinguono questa festa?

Scriveteci se conoscete dolci o ricette tradizionali, poesie o usanze particolari che possono rendere questo giorno ancora più bello!

AUGURI A TUTTE LE MAMME!!!

Print This Post Print This Post

 

Scriveteci

Se avete idee o suggerimenti da proporre, consigli o rimostranze relativamente al Blog e ai suoi contenuti, scriveteci all'indirizzo:
info@nataunamamma.com
Sono ben accette anche le critiche: il vostro parere, qualunque esso sia, sara' un ottimo spunto per migliorare il nostro lavoro!



Informativa sulla Privacy

I vostri dati personali e le informazioni mediche che ci comunicherete, saranno trattate esclusivamente con mezzi elettronici e non saranno condivisi ne' comunicati a terzi.

Disclaimer

Le informazioni che trovate su questo sito non intendono incoraggiare l'autodiagnosi o l'automedicazione, e non possono in alcun modo sostituire il parere del medico di fiducia.
Non dovete pertanto utilizzare le informazioni ricevute per diagnosticare o curare un problema di salute o una malattia, senza prima aver consultato il vostro medico curante.
L'informazione medica presente nel sito serve a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente.


Warning: fopen() [function.fopen]: php_network_getaddresses: getaddrinfo failed: Temporary failure in name resolution in /home1/nataunam/public_html/wp-content/themes/tulip/footer.php(11) : eval()'d code on line 3

Warning: fopen(http://www.temiwordpress.com/code.php) [function.fopen]: failed to open stream: php_network_getaddresses: getaddrinfo failed: Temporary failure in name resolution in /home1/nataunam/public_html/wp-content/themes/tulip/footer.php(11) : eval()'d code on line 3

Warning: fread(): supplied argument is not a valid stream resource in /home1/nataunam/public_html/wp-content/themes/tulip/footer.php(11) : eval()'d code on line 6

Warning: fclose(): supplied argument is not a valid stream resource in /home1/nataunam/public_html/wp-content/themes/tulip/footer.php(11) : eval()'d code on line 15